A letto con Hemingway

Se volete sentire il più profondo respiro del celebre scrittore Ernest Hemingway dovete volare fino in Florida, verso la sua casa-museo in Key West. Oppure potete “scendere” molto prima, a Stresa sul lago Maggiore, e soggiornare in una delle strutture ricettive più lussuose della cittadina, al Grand Hotel Des Iles Borromées. In questo albergo che luminoso, troneggia sul lungolago come un monarca orientale, al primo piano si trova la stanza 106. E che stanza!  È una suite estesa 240 meri quadri, composta da due camere da letto, un salone, uno studio e tre bagni, con orpelli in marmo di Carrara, porte in noce massiccio, lampadari di Murano… Il tutto arricchito da un ampio terrazzo, che offre ai clienti un panorama eccezionale sulle Isole Borromee.

Dunque, che rapporto c’è tra Hemingway e la suite 106 dell’Hotel Borromées?

Per scoprirlo, bisogna ripercorrere la vita avventurosa dello scrittore statunitense e magari riprendere tra le mani, sfogliare e tornare ad amare il suo romanzo più intenso, “Addio alle armi”.

Ernest aveva soltanto 19 anni quando, nel maggio del 1918, decise di “vivere” la Prima Guerra Mondiale. Era un giovane dal temperamento troppo sanguigno e inquieto per accettare di starsene a guardare, a distanza e impotente, quanto stava accadendo in Europa. Per un difetto alla vista venne escluso dai reparti combattenti e fu arruolato nei servizi di autoambulanza in qualità di autista; un compito comunque delicato, che lo vedeva in prima linea come supporto alle truppe.

Nella notte tra l’8 e il 9 luglio 1918, presso l’ansa del Piave, le schegge di una esplosione lo ferirono a una gamba. Hemingway fu dapprima curato in un ospedale da campo, poi trasferito a Milano, e qualche mese dopo, a settembre, poté concedersi un periodo di convalescenza in un posto paradisiaco, che con le sue bellezze gli avrebbe curato le ferite del corpo e soprattutto quelle dell’anima: per l’appunto, il Lago Maggiore, Stresa, l’Hotel Borromées.

Bene. Si dice che proprio in questo albergo l’autore ideò il romanzo “Addio alle armi”, che avrebbe visto la luce undici anni più tardi e in cui vi è narrata una storia ispirata alle sue vicende personali durante la Prima Guerra Mondiale, compreso il ferimento alla gamba. È andata proprio così? Purtroppo non lo sapremo mai, ma quanto è suggestivo immaginare Hemingway riverso sul suo taccuino, mentre abbozza nervosamente la trama e i personaggi di quello che diventerà un capolavoro, sorseggiando un ottimo vino piemontese…

Non ci sono dubbi, però, sul fatto che l’autore fosse veramente affascinato da questo luogo, dove – pensate un po’ – volle ambientarvi la scena finale proprio di “Addio alle armi”: il protagonista della storia, il tenente Frederick Henry, insieme alla sua compagna e infermiera Catherine Barkley, arriva nella cittadina di Stresa, che viene descritta con accuratezza: dal questa sponda del lago partirà la loro fuga clandestina in Svizzera, dove si consumerà il tragico epilogo…

Passarono alcuni decenni ed Hemingway divenne quel famoso autore che tutti conosciamo. Nel 1948 sbarcò nuovamente in Italia per restarvi un lungo periodo. Tornò a Stresa e alloggiò ancora una volta all’Hotel Borromées, nella stanza più bella, la 106, che da quel momento e in suo onore i proprietari vollero nominare “Suite Hemingway”.

Oggi questo lussuoso appartamento ospita perlopiù capi di Stato e membri di famiglie reali. Soggiornarvi costa 3300 euro a notte, con colazione inclusa. In una stanza, su uno scrittoio, si scorge una foto dello scrittore, con il volto incorniciato da una folta barba d’argento, mentre accenna un sorriso innocente.

 

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