A tu per tu con Massimiliano Nuzzolo

In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo La verità dei topi abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Massimiliano Nuzzolo.

Come nasce questo libro e di cosa parla?

Come per gli altri miei libri anche questo nasce da un’idea che arriva simile a una visione definita quasi in ogni dettaglio, un’idea che ne è il cuore pulsante e basterebbe trascriverla per ottenere il miglior risultato con il minimo sforzo; il fatto è che poi l’idea esplode e va a ricomporsi sulla pagina nelle maniere più impensabili. In altre parole, con un termine mutuato dalla scienza, ironia a parte, faccio “ricerca”. Chiude il mio viaggio tra gli esistenzialisti francesi e lo fa scomodando Boris Vian che tra loro fu il più divertente e irriverente. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto leggere un “ipertesto” (i riferimenti al postmodernismo sono molti) in cui dentro finisse di tutto in maniera “assurda”: elementi fortemente drammatici, bagatelle, riferimenti alti, medi, bassi, l’avventura, l’amore, la suspense, il caso, eccetera, eccetera, un po’ come per l’esistenza. In primo luogo volevo divertirmi, giocando con i generi e i libri letti dall’infanzia a oggi, poi volevo in qualche modo scrollarmi di dosso il peso del passato e, perché no, ironizzare su certe onanistiche situazioni italiane che sono quanto meno grottesche. “La verità dei topi” sostanzialmente parla di Amore per la scrittura e per la vita e lo fa in modo bizzarro e mi auguro sorprendente, “intercettando” spesso autori ben più noti di me. Certo, anche l’osservazione metodica di un topolino ha avuto la sua importanza. Infatti…

A chi si rivolge?

In primo luogo a chi mi segue da anni, ai lettori dei miei romanzi “L’ultimo disco dei Cure”, di “Fratture”, eccetera. Ma mi auguro che “La verità dei topi” possa rivolgersi a tutti. Dal lettore forte ed esperto che potrà divertirsi e ritrovare facilmente elementi e citazioni disseminati nel testo (probabilmente qualcuno si innervosirà, l’ho messo in conto e mi fa sorridere) passando per il lettore occasionale che mi auguro venga catturato dalla storia e possa goderla e magari iniziare una propria ricerca e affinare un proprio gusto, fino al lettore del tutto svogliato o a chi non si sognerebbe mai di comprare e leggere un libro, a parte questo ovviamente.

Sarebbe una cosa meravigliosa se, date le statistiche terribili sulla lettura in Italia, i più giovani trovandoselo tra le mani ne fossero affascinati tanto da andare a scoprire gli altri autori ben più importanti citati nel romanzo e iniziassero così a leggere libri con costanza. A me è capitato più o meno così quando ero un bambino.

Qual è il messaggio che vuoi lanciare al lettore?

Nessun messaggio in particolare. Mi interessa divertire e allo stesso tempo raccontare e instillare il desiderio di continuare a leggere. Ci sono milioni di libri che attendono solo di essere scoperti, sfogliati e assaporati fino all’ultima riga.

Chi o cosa rappresenta Edgar Kospic?

Edgar Kospic è un bambino a cui viene tolto per cause di forza maggiore il proprio habitat ed è costretto a tirare fuori la grinta per affrontare la vita, mantenendo però l’ingenuità e la meraviglia verso il mondo. Mi auguro possa rappresentare noi tutti, o almeno chi ha ancora voglia di mettersi in gioco.

Come è nato il tuo rapporto con la scrittura?

È una lunga storia. Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalle storie. Tantissime letture, moltissime visioni, moltissimi ascolti per poi ricominciare, tantissime letture, moltissime visioni, moltissimi ascolti, per poi ricominciare… fino a quando ho deciso di creare qualcosa di mio… per poi ricominciare…

Quali sono i tuoi modelli letterari di riferimento?

Per questo romanzo: sono partito da uno studio su Bolano che risale ormai a parecchi anni or sono. All’epoca facevo parte di un gruppo di scrittori assai noti che si era ribattezzato con il titolo di un suo romanzo, ma come accennato in precedenza, sopra tutti, svetta Boris Vian, poi Kurt Vonnegut e Viktor Pelevin e perché no, un po’ di Tom Robbins, ma non solo loro. In generale, non ho modelli letterari di riferimento, assorbo qualsiasi cosa bella io incontri lungo il mio cammino. Se con la tua domanda intendi: “Chi ami come autore particolarmente?”, allora ti rispondo: A. Camus, D. F. Wallace, R. Carver, T. Pynchon, ma pure moltissimi altri, vecchi e nuovi, delle più svariate nazionalità. Per me la scrittura è una continua scoperta e invenzione. Hai mai notato che se si legge un libro dopo dieci anni, il libro è diverso?

Quali sono i tuoi cinque libri preferiti?

Difficile risponderti. Li amo tutti. Anche i più brutti.  Però provo a darle una risposta.

“Lo straniero” di A. Camus

“Cattedrale” di R. Carver

“Infinite Jest/ La scopa nel sistema” di D. F. Wallace

“Le favole” di Esopo

“La divina Commedia” di Dante Alighieri

“Amuleto” di R. Bolano

“La schiuma dei giorni” di B. Vian

“Mentre morivo” di W. Faulkner

“Natura morta con picchio/Lo zoo lungo la strada” di Tom Robbins

“Feria d’agosto” Cesare Pavese

“Il barone rampante” Italo Calvino

Quanti sono fino a qui? Vabbè, non riesco a indicarne solo cinque… Sono troppi i miei libri preferiti e continueranno a crescere…

Chi è Massimiliano Nuzzolo?

Per giocare con la storia di Edgar Kospic e la Verità dei topi, non posso rispondere se non sotto tortura o in presenza del mio avvocato… Ironia a parte, per lavoro mi occupo quotidianamente di cultura, intercultura e sociale. Come autore ho esordito con il romanzo “L’ultimo disco dei Cure” che presto tornerà in libreria e da lì ho creato un piccolo percorso letterario. Ho prodotto alcuni video premiati a festival internazionali e alcuni dischi a mio avviso assai belli e interessanti (mi piace citare “L’esperienza segna” dei Soluzione che è stato il mio lavoro più impegnativo nella musica). Comunque si può trovare tutto su google o qui: www.jostmultimedia.wordpress.com

Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari? 

I progetti sono sempre molti, perché come mi insegnò tanti anni fa un illustre scrittore ancora vivente, la proporzione di riuscita è mediamente di uno a cinque. Ho un romanzo imponente a cui sto lavorando e incrocio le dita. Mi dedico occasionalmente a un piccolo saggio anomalo su Shakespeare e, come già accennato lavoro, anche alla ripubblicazione del mio romanzo d’esordio “L’ultimo disco dei Cure”. Poi se mi stai chiedendo: dobbiamo attenderci un sequel alla “Verità dei topi”? La mia risposta è sì. Lo sto già scrivendo, i topi però spariscono e appaiono al loro posto alcune figure molto luminose e a tratti vendicative: sarà ancora più sorprendente, questo è certo.

 

 

 

Related posts