Alberto Cellotto, “Abbiamo fatto una gran perdita” (Oèdipus)

Il romanzo epistolare è una prova utile a valutare la caratura dell’autore. È un genere strano che permettere di essere liberi, ma al tempo stesso impone di controllare la propria scrittura per mettere in equilibrio tutti gli elementi che contribuiscono alla narrazione. “Abbiamo fatto una gran perdita” (edito Oèdipus) è l’esordio in prosa di Alberto Cellotto che, dopo tre libri di poesie, ha raccontato il viaggio di Martino Dossi, il dipendente di un’azienda licenziatosi per affrontare un anno sabbatico. Lascia la famiglia e gira l’Italia al volante di una Honda usurata, ma la sua esperienza diventa motivo di ricerca universale.

Questo romanzo, infatti, rifiuta la statistica perché rispetta sia regole di stesura ortodosse, pensiamo al tema della quest (ricerca) tipica delle storie di “le donne i cavalieri le armi gli amori”, sia una prospettiva più filosofica che si interroga sulla vita e sulla necessità di condividerla con amici e amanti. Alberto Cellotto sceglie il plurilinguismo, consegnando al lettore uno stile duttile che non si vergogna di essere alle volte anche aulico. E questa è una rarità e una cosa utilissima, perché oggi alcuni autori sembrano spaventati dalla possibilità di distinguersi, o peggio di non essere capiti: c’è quindi la rincorsa ai termini più abusati e sbattuti sotto le didascalie social per essere di tendenza e mai piacevolmente stonati.

Le lettere raccolte in questo libro sono, invece, un esempio di letteratura borderline che fa mettere in discussione il lettore. A Cellotto non interessa dare giudizi, perché la sua è una missione di maieutica del racconto: l’autore fa domande complesse a cui non seguono risposte, intenzionato a stimolare la felicità del suo interlocutore. Il viaggio di Martino è infatti un’occasione per chiedersi da che parte si sta andando e se questo correre a ogni costo sappia renderci più coraggiosi o in perenne ritardo rispetto alla vita. Il suo itinerario si può seguire con precisione e rappresenta una geografia di hotel, in cui passano solitudini, incontri e partenze. Bisognerebbe guardare le facce di quelli che stanno negli alberghi, impareremmo sicuramente a essere più indulgenti verso le storie degli altri. E verso noi stessi.

La lettura di “Abbiamo fatto una gran perdita” non si esaurisce all’ultima pagina: Cellotto ci ha messo dentro la capacità di piacevole interferenza che si rivela aprendo persino lettere a caso. Una del centro e una dell’inizio saprà sempre dirci qualcosa, o metterci in crisi scatenando sempre piccole rivoluzioni personali.

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