Alessandro Scillitani si racconta

Alessandro Scillitani è il direttore artistico del Reggio Film Festival, regista, autore, musicista. Oltre che un grande amico.

Abbiamo provato a mettere giù alcune cose che non ci siamo mai detti in questi anni, da quando ci conosciamo.

Perché “Ritorno sui Monti Naviganti”?

«Dei tanti film fatti insieme a Paolo Rumiz mancava questo viaggio così importante attraverso la penisola. Ritorno sui Monti Naviganti è figlio del suo racconto originario – La leggenda dei monti naviganti, Feltrinelli 2007 – e al tempo stesso dei miei viaggi e film precedenti. Paolo Rumiz, undici anni fa, percorse su una Topolino l’intero Appennino, dalla Liguria all’Aspromonte. Si trattò di un viaggio mitico perché – come lui stesso dice – l’Appennino è la spina dorsale dell’Italia, racconta la storia del nostro Paese».

Cosa è per te l’Appennino?

«Ho viaggiato molto in questi anni, soprattutto in Italia, a caccia di storie poco raccontate. E condivido questo interesse con Paolo, grande scrittore e viaggiatore, con cui collaboro da anni. L’Appennino rappresenta la memoria che non siamo riusciti a mantenere, come si anche vede percorrendo l’Appia, che tra l’altro lo attraversa. Ritornare all’Appennino vuol dire cercare il senso delle nostre radici. Così, sono andato incontro ai ritorni; coloro, soprattutto i giovani, che dopo sessant’anni hanno deciso di mettere a posto la casa dei nonni e, dopo avere viaggiato e essersi laureati, sono andati ad abitarci».

Quanto è stato importante per te lavorare con un maestro come Paolo Rumiz?

«Da Rumiz ho imparato ad ascoltare, a viaggiare in modo autentico, cercando di non contaminare con la mia macchina da presa la meraviglia di quello che accade».

Cosa ti senti di dire ai giovani che si avvicinano a questo modo di raccontare il mondo?

«Realizzare un documentario trovo che sia qualcosa di straordinario. Ti accorgi che puoi raccogliere storie autentiche perché le persone che incontri si mettono a nudo raccontandosi, per cui hai nelle mani qualcosa di prezioso che tutti, poi, possono conoscere. Da alcuni anni, mi trovo a trasmettere ai ragazzi le mie conoscenze, nell’ambito di un bel progetto del Comune di Reggio Emilia. È un’esperienza bellissima, fatta anche di azioni sul campo. Oggi fare film, fare cinema è indubbiamente più facile, chiunque può cimentarsi, anche con il proprio smartphone. E con telecamere che fanno immagini stupende a prezzi molto accessibili. Questo nel cinema di finzione, però. La difficoltà arriva quando bisogna ricostruire la realtà, eseguire qualcosa di scritto. Ma, con internet, Netflix e altri media è possibile avere uno spazio di visibilità indipendente, che prescinde dai contratti con le grandi strutture, difficili da raggiungere».

 

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