Appunti di una “Beauty hunter” al Caffè Letterario Undercover

Fare la “beauty hunter” andando a caccia di cose belle dà soddisfazioni e non costa nemmeno fatica. Esiste un posto che mette d’accordo i lettori seriali e quelli che non vogliono saperne niente. Il caffè letterario piace proprio a tutti. Chi, stando seduto a uno dei suoi tavolini, non si è sentito il protagonista di un film americano alle prese con la stesura di un nuovo romanzo, mentre si sorseggia un frappuccino Starbucks?
E allora fate il pieno dei vostri libri preferiti e andate a Martina Franca, perché non c’è bisogno di andare così lontano. Il Caffè Letterario Undercover è un posto strano, ha le pareti rosso scuro e l’arredamento vintage. I libri sono ovunque, persino sulla mensola di uno specchio, il luogo della vanità per eccellenza, forse a ricordarci delle vere priorità. Una radio anni quaranta ne regge una manciata, e la donna di una stampa pubblicitaria retrò che le sta sopra ci invita a ordinare una birra ghiacciata. Divani in pelle segnano il perimetro della stanza dalle pareti sagge. Le mura rosse infatti portano scritta la verità. L’aforisma di Peppino Impastato ad esempio andrebbe stampato in un formato maxi e affisso in tutte le scuole e in tutte le piazze: uno ci penserebbe due volte prima di fare la testa di rapa e sentirsi in minoranza. Prendiamo nota: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”. Nella sala il bar sta di fronte al palco usato durante gli eventi culturali e i concerti. Chissà che in questa disposizione non ci sia l’obiettivo di far comprendere come l’arte faccia davvero venire fame e, accompagnata con caffè, tisana o vino, è ancora più buona. Dietro al bancone infatti c’è Valentina Bello, amante di musica di nicchia e capo di questa “officina in fermento” che ci racconta quanto sia complicato mantenere un caffè letterario, ma la sua è una missione seria, perché è importante dare tempo e far allenare alla cultura, per poi sorprendersi che può diventare persino di moda. All’Undercover ci si dimentica del tempo. Ed è di questo che abbiamo bisogno forse: pensare ogni tanto che non ci sia un momento cui appartenere a ogni costo, così da rallentare un po’.

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