Appunti di una “Beauty hunter” al caffè-libreria Calib

Quello che non trovate sulle guide Lonely Planet, lo leggerete negli “appunti di una beauty hunterla vacanza in Valle d’Itria passa anche dai caffè letterari, dalle librerie e dobbiamo ricordarlo anche noi pugliesi che possiamo godere della vivacità culturale di questa regione. Si diceva che nel 2012 sarebbe finito il mondo (eppure siamo ancora qui e non abbiamo imparato la lezione, continuando a fare sciocchezze) e a Cisternino ci si sarebbe salvati dall’estinzione: in quell’anno non è successo niente, ma in effetti Cisternino si è confermata una meta fortunata dove essere felici.
Sarà anche una dichiarazione da rammolliti, ma quando si apre una nuova libreria è come se nascesse un’appendice del mondo che ne diventa la parte migliore. La libreria indipendente Calib è nata proprio nel 2012 ed è uno di questi tentacoli buoni. Abbiamo chiacchierato con la proprietaria Marisa Parisi che col creare dipendenza ci sa proprio fare: il binomio caffè-libro è tra i più riusciti, soprattutto per la sua intimità.
E da Calib la si può condividere con gli altri, ma con la discrezione di chi sa rispettarne la storia e che si tratti della reale o di quella letta sui libri non fa differenza.

Marisa, raccontaci della mission della tua libreria e di quanto oggi, per renderle più attraenti, sia importante far valere il proprio “marchio di fabbrica”, organizzando eventi particolari.
Calib è un gioco di parole, è l’unione della parola caffè e libri. È una libreria indipendente, aperta a fine del 2012 in piena crisi economica. La necessità di lavorare mi ha portato a creare qualcosa di mio. L’idea è nata da una mia cara amica che mi ha segnalato il corso per aprire una libreria, un processo che è durato circa due anni in quanto Calib ha anche il suo angolo caffetteria e ciò comporta ulteriori permessi e formazione. Mi sono subito chiesta cosa potesse andare bene per Cisternino, paese di 11 mila abitanti dove è già presente una libreria di catena. E un ulteriore aiuto per definire il mio stile è arrivato dai miei stessi concittadini nei mesi successivi all’apertura: la mia libreria doveva essere un luogo di aggregazione, confronto e conoscenza. Avevo cominciato a rivolgermi ai bambini, ma poi l’ondata Calib ha travolto tutti. Nei primi mesi di attività mi sono concentrata sulla diffusione degli autori e case editrici locali e indipendenti come me. E così mi sono aggregata al movimento di “Inchiostro di Puglia” perché rappresentava al meglio il mio desiderio di restare nel mio paese.

Raccontaci l’esperienza della libreria indipendente: la consideri una scelta coraggiosa o una vera e propria dichiarazione d’amore per i libri?
Avevo voglia di essere libera di fare le mie scelte sullo stile del negozio e la fornitura dei libri. Non so se definirla una scelta coraggiosa. Ma aprire una libreria indipendente o di catena che sia, è sicuramente una dichiarazione d’amore.

Se dovessi specializzarti in un genere per la tua libreria, quale sceglieresti, e che tipo di lettrice sei?
Nel corso degli anni ho ampliato tanto i miei gusti di lettrice e se inizialmente leggevo prevalentemente libri gialli e thriller, oggi leggo di tutto e valuto sempre le proposte che mi vengono fatte dagli autori per organizzare la presentazione. Credo fortemente che bisogni iniziare a promuovere la lettura sin da piccoli, ma non vanno trascurati i “lettori d’esperienza”. Senza dubbio amplierei ulteriormente il settore della narrativa locale per renderlo il fulcro della libreria.

In quale direzione sta andando oggi la lettura?
La mia clientela negli anni è aumentata e in libreria ci entrano nonni e bambini, ma c’è ancora tanto da fare per eliminare il pregiudizio di un Sud che legge poco. La frase “in Italia sono tutti scrittori e non legge nessuno” è vera a metà. Pubblicare oggi è facile e infatti servirebbe una riorganizzazione dell’editoria. Ma negli ultimi anni ho visto un aumento di librerie indipendenti e questo promette bene, perché significa che la sensibilizzazione alla lettura sta aumentando, e questo porta ad un aumento delle possibilità per le persone di entrare in contatto. Quello che consiglio sempre a chi mi chiede come fare per aprire una libreria è cercare di avere un’idea un po’ originale, di studiare il territorio e di abbinarle laboratori, bar o vineria, insomma qualcosa che la renda attraente.

Andare in libreria sta diventando una cosa pop, o resta un’abitudine per “intellettuali snob”?
La mia libreria è pop e la frequentano tutti: ne sono felice. Tra le varie attività svolte, quest’anno abbiamo anche presentato un progetto al comune di Cisternino per incrementare l’utilizzo della biblioteca civica, perchè merita di essere frequentata.

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