Arto Paasilinna, “Emilia l’elefante” (Iperborea)

“Un libro necessario” è il giudizio che si usa sempre più spesso durante le presentazioni dei libri. Ci sono libri imprescindibili, è vero, libri che sono dei vinili dai quali non solleveremmo mai la puntina. La necessità è una storia per pragmatici, la scelta del proprio “libro necessario” invece esce da questa logica e viaggia su una concretezza tutta personale. Quindi torniamo, per piacere, a definire un libro semplicemente “bello”. E se vi serve allenamento per tornare a dirlo, cominciate da Emilia l’elefante di Arto Paasilinna, edito Iperborea.
Questa casa editrice lavora all’internalizzazione della letteratura, con la traduzione di autori del Nord Europa che danno un ritmo diverso alle nostre abitudini di lettori, e lo fa in modo riconoscibilissimo. I suoi volumi infatti sono rettangolari e ruvidi al tatto. In una libreria è difficile per gli altri star loro vicino: sono delle calamite anche quando superi la copertina.

Emilia l’elefante ad esempio ne ha una dai colori freddi, in contrasto con un animale che associamo alle terre africane e con la narrazione tutt’altro che algida, visto che si tratta di un manuale di umanità. Paasilinna scrive spesso di animali, ma si allontana dalla tradizione greca delle favole: non vuole darci la sua idea di morale, imponendosi come arbitro. Il racconto di questa elefantina, nata nel 1986 al Circo Finlandia e cresciuta in tournée sulla Transiberiana con la sua Lucia Lucander, è un safari finnico-africano in chiave ecologica.
Dalla regione dei laghi alla Carelia, e poi in fuga da eco-complottisti e macellai alla volta del Sudafrica con l’aiuto di un pompiere, un gestore di minimarket e un latifondista in pene d’amore, sotto la benedizione di un prete maniaco-suicida e di un industriale fallito: Paasilinna ha realizzato un inventario umano affidandosi al suo istinto ironico, che gli permette di descrivere tutto senza avere la pretesa di rivelare la verità, confermando però con ogni sua produzione di saperlo fare ugualmente.

Il viaggio di Emilia è un’esperienza completa che Paasilinna forse non si aspettava neppure di realizzare. I romanzi di evasione sono una prova stilistica di maturità per gli autori, perchè quelli scritti bene sanno tenerci, al contrario, con i piedi ben piantati a terra. Si arriva però all’epilogo con l’amaro in bocca di alcune scene poco approfondite e chiuse di colpo, forse perché viziati dall’idea che “Emilia l’elefante” si presterebbe bene a diventare anche una serie tv (leggendo si pensa spesso alla fotografia di Una serie di sfortunati eventi), o una graphic novelper aprire anche ai bambini. Certe letture sono compendi di geografia, ecologia, psicologia e devono arrivare a tutti: Iperborea viene dal futuro proprio per questo e non perdetevi le ultime pagine del libro, Arto Paasilinna non risparmia i retroscena!

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