Assassinio dell’Orient Express

Già sui titoli di coda “la domanda sorge spontanea”: perché un gigante del teatro e del cinema colto e raffinato (anche se con qualche concessione di troppo a Blockbuster come “Thor”, “Iron Man” e “Jack Ryan”), ha voluto girare il rifacimento di un film celebre tanto quanto il romanzo da cui è tratto? Ce lo chiediamo anche uscendo dalla sala ci avviamo al più vicino McDonald’s (a questo punto un Crispy McBacon menù è d’obbligo): il film del 1974 con la regia di Sidney Lumet lo abbiamo visto in molti, il romanzo (il più famoso, senz’altro) che Lady Mallowan, meglio nota come Agatha Christie, scrisse nella stanza n.411 del “Pera Palas Hotel” di Istanbul nel 1933 e pubblicato a puntate sul settimanale americano “The Saturday Evening Post”, lo abbiamo letto in parecchi.

E allora? Una rivalsa sulla già citata pellicola di Lumet per rimettere a posto le non poche “trasgressioni letterarie” che il cineasta americano si prese all’epoca? Già, perché questa versione targata Branagh è sicuramente più fedele al romanzo, sebbene anche sir Kenneth (che manco a dirlo nel film interpreta il mitico Hercule Poirot, anche se in versione più giovane e prestante e con due improbabili baffoni da sparviero, rispetto allo spelacchiato detective delle pagine scritte), si è permesso il lusso di aprire il film con una sequenza a Gerusalemme che nel romanzo non esiste. Ricordiamo ai più smemorati che il romanzo si apre così: «Erano circa le cinque di una mattina d’inverno, in Siria. Lungo il marciapiede della stazione d’Aleppo era già formato il treno che gli orari ferroviari internazionali indicavano pomposamente con nome di Taurus Express, e che consisteva in due vetture ordinarie, un vagone-letto e un vagone-ristorante con annesso cucinino».

Noi crediamo che, a parte il super cast di stelle (Johnny Depp nei panni di Mr Ratchett; splendide Michelle Pfeiffer e Judi Dench, rispettivamente nei panni di Mrs Hubbard e della principessa Dragomiroff; Willelm Dafoe è Hardman, Penelope Cruz è Pilar Estravados, mentre l’impeccabile Derek Jacobi è Mastermann), e non potendo stravolgere più di tanto la sceneggiatura, di per sé perfetta, il film punta tutto sulla messa in scena, elegante e dinamica, piena zeppa di effetti speciali digitali che guardano sicuramente al pubblico dei più giovani. E se l’obiettivo era di spingere questi ultimi a prendere tra le mani il bellissimo romanzo della Christie (che è ritornato prepotentemente nelle classifiche di vendita), allora non possiamo che compiacerci con Branagh e suggerire un film comunque godevole per trascorrere due ore di sano divertimento.

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