Daniele Campanari: disumano per amore della poesia

Daniele Campanari. Giornalista, conduttore radiofonico, autore e doppiatore pubblicitario. Laureando in Scienze della Comunicazione, si occupa di cultura e cronaca bianca collaborando con diverse testate cartacee e online, tra le quali Poesia, di Luigia Sorrentino, il primo blog di poesia firmato Rai. Voce ufficiale per le campagne pubblicitarie nazionali dell’azienda svedese IKEA, si è occupato anche delle campagne pubblicitarie di altre note aziende italiane per molte radio nazionali. Corpo Disumano (edito Oèdipus) è il suo ultimo libro. È il suo legame diretto con la poesia che fa da sfondo a quest’opera: in primo piano i sentimenti, pezzi di vita raccontati in versi, amore ed anche disumanità. Daniele vive a Latina ma ha ben pensato ad un certo punto della sua vita di fare della poesia un pezzo del suo mondo. La parte più importante.

“Può persino capitare che la poesia raggiunga il suo apice in età giovanile e venga ripudiata, annullata la cosiddetta maturità, per cui l’uomo sopravvive al poeta anche se è quest’ultimo a conquistare l’immortalità”. Partiamo da questa citazione di Silvio Raffo, poeta italiano. Mi piacerebbe farlo con te, Daniele.
«Mi hai indotto a cercare, ancora una volta, cosa sia la poesia. Ho apprezzato questi due pensieri di provenienza ignota: “La poesia è una forma di pentimento. Tentiamo di farci il bene dopo che ci siamo fatti del male”; e: “La poesia è il corpo che decide di parlare, è un’insurrezione della carne”. In ogni caso ripudiare la poesia è una forma di ingiustizia.»

I giovani e la poesia: binomio difficile o semplicemente un ossimoro? 
«Binomio difficile, ma possibile. Io ne sono un esempio, ma anche altri poeti under trenta presenti nel panorama italiano sono una convincente realtà. Però la poesia non sarà mai attraente e resta ancora distante dai ragazzi. C’è una “colpa” ed è della scuola che non avvicina gli studenti a questo tipo di scrittura smarcandosi dagli autori contemporanei e preferendo i soliti noti così da dare l’idea che la poesia sia morta e sepolta insieme ai suoi ideatori. È così difficile inserire nel programma scolastico una serie di incontri con giovani autori? La distanza parte da qui, seppure i poeti vivi non siano esenti da responsabilità quando creano un’inopportuna saccente barriera.»

È idea diffusa, nella comune pratica del comporre versi, che far poesia sia semplicemente scrivere in rima oppure andando ogni tanto a capo.
«Più che diffusa la chiamerei “confusa”. La poesia in rima, a meno che non si abbia una chiara intenzione, appartiene a una scuola poetica antica. Basta curiosare tra la poesia contemporanea – leggendo libri o facendo una ricerca sul web – per riconoscere una poesia “nuova”, fresca, diversa. Andare a capo è una prerogativa che la distingue dalla prosa, ma non può essere l’unica cosa da fare. Più importante è trasformare un sentimento in parola poetica, un sentimento che sia capace di fare ritorno nella coscienza del lettore.»

Daniele, ma parliamo di te.
«Sono un ragazzo che ha chiarito le idee dopo aver percorso vie alternative. Sono ambizioso, so cosa voglio e cerco di soddisfare le mie volontà ricordando che per ogni cosa da compiere ci vuole costanza e pazienza.»

Cos’è Corpo Disumano?
«Corpo disumano è prima di tutto la mia ultima raccolta di poesie. Quando pensavo al libro avevo in mente il comportamento che trasforma in azione visiva il pensiero disumano. Parlo di induzione alla povertà, tragedie, ma anche dell’amore negativo quando è illudente.»

Ti senti più corpo o disumano?
«Sono stato disumano, altrimenti non avrei potuto raccontare la disumanità degli altri.»

Certo quando si parla della “nuova generazione”, il cui stile di vita è indubbiamente caratterizzato dall’ampia diffusione delle tecnologie, le si attribuiscono diverse mancanze: tra queste, la progressiva assenza di fantasia e di sensibilità.
«Chi vive questa modernità è per forza legato all’uso della tecnologia, è la società che lo impone. La tecnologia, con la sua rapidità d’esecuzione, ha limitato il pensiero e senza pensiero non si sviluppano le caratteristiche che hai citato. Ai giovani è stato tolto il tempo per pensare.»

Dimmi il tuo sogno.

«Riuscire a resistere.»

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