Di editoria e altre storie

Quando conosco un nuovo autore che mi propone un suo testo, una delle domande che di solito pongo è: “perché vuoi pubblicare?”. Talmente semplice che, forse proprio per la sua ovvietà, mette spesso in difficoltà il mio interlocutore. Le risposte che ricevo nella maggior parte dei casi sono poco convincenti, altre volte invece sono eccessive nella loro costruzione. Quello che però spesso colgo, soprattutto quando si tratta di autori emergenti, è la totale assenza di conoscenza del mondo editoriale e di tutte le sue dinamiche. Se scrivere per molti è un hobby, pubblicare non lo è. Se si decide di affidare un testo a un editore e si ha la fortuna di essere letti e poi pubblicati, le cose cambiano. Pensare che il più del lavoro consista nel consegnare alla redazione il manoscritto, editarlo e mandarlo in stampa, significa non aver ben chiaro quella che è l’editoria oggi. Il difficile, inutile ribadirlo a chi è già avvezzo a questo mondo, è la promozione. Molti diranno che questo compito spetta alla casa editrice; e su questo non ho dubbi nemmeno io. Ma da qui a disinteressarsi completamente di tale aspetto, dell’intera fase che può – e dovrebbe! – durare anche molti mesi, è una leggerezza che l’autore non può permettersi. In primo luogo, perché nella quasi totalità dei casi nessun autore emergente è un novello Umberto Eco; in secondo luogo, perché per quanto la casa editrice scelga di investire in promozione, ufficio stampa e social network, sarà sempre l’autore il migliore (o peggiore) venditore di se stesso. Sembra scontato ma purtroppo non lo è. Mi capita ancora di vedere autori impreparati su questo tema, scrittori che pensano che pubblicare un libro posso rappresentare la svolta della vita o che dal loro testo sarà tratto un film. Sono brutale, non è (quasi) mai così. In Italia, sono pochissimi quelli che possono vivere solo ed esclusivamente con i compensi che derivano dai libri pubblicati. Quindi, se l’ambizione è questa, ed è legittima, forse è il caso di rimboccarsi le maniche. La gavetta esiste anche in questo settore così come importante è la rete di contatti che, come in tutti gli ambiti, ciascuno è in grado di creare. Mi fa amaramente sorridere la pretesa di alcuni autori che si meravigliano se alle proprie presentazioni le persone del pubblico si contano sulle dita di una mano, quando poi loro sono i primi a non partecipare a quelle dei colleghi. O autori che vogliono presentare in una libreria, magari della loro stessa città, e non conoscono nemmeno il nome del libraio. O, peggio ancora, quelli che si trincerano nella loro torre d’avorio e dall’alto del proprio intellettualismo da quattro soldi danno la colpa del loro insuccesso (e della loro frustrazione) all’editore incapace, ai lettori ignoranti che al massimo leggono romanzetti per casalinghe disperate o ai librai che pubblicizzano i soliti bestseller.

Cosa voglio dire dopo tutta questa lunga premessa? Ve lo spiego subito: se un autore non investe su di sé, e non parlo soltanto di denaro, ma anche e soprattutto di tempo ed energie, il suo libro seppur bellissimo sarà un fallimento. Purtroppo questo è un concetto difficile da far passare e quando ci provo spesso mi capita di infilarmi in un lungo contradditorio che sconfina il più delle volte in una sterile polemica. Ad esempio, in tanti credono che essere distribuiti ovunque sia in automatico sinonimo di vendite assicurate, o che essere pubblicati da una grande casa editrice sia l’unico modo per arrivare a milioni di lettori. Certo, tutto questo può aiutare, ma solo in minima parte, specie se sei un Mario Rossi qualunque. Essere pubblicati da una grande casa editrice, senza che però questa decida davvero di investire su di te, è un’arma a doppio taglio. Perché se non vendi con la Les Flâneurs Edizioni è un conto, deludente ma tutto sommato accettabile, ma se non vendi con Mondadori, per dirne una, ti sei bruciato per sempre.

Una sera ero a cena con un importante agente letterario, tra i tanti argomenti trattati è venuto fuori che le copie medie vendute in Italia in un anno per la narrativa sono 320. Un numero molto basso che però deve far riflettere e deve essere la cartina al tornasole per i tanti autori che anche da questo numero sono distanti, in alcuni casi anni luce.

Comunicare bene, proporsi, essere attivi sono quindi gli unici modi, anche a costo di sacrifici, per conquistare un nuovo lettore. Ed è da questi piccoli passi che si incomincia, senza mai perdere di vista la realtà e investendo in tutti i sensi nella storia in cui si crede. Perché, autore, se non sei tu stesso a crederci con convinzione, difficilmente un lettore lo farà al posto tuo!

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