E Dino disse a Torino: “Leggete e moltiplicatevi”

«Io ne ho viste cose che voi umani lettori non potreste immaginarvi: distese infinite di libri al largo degli stand del Salone Internazionale del Libro, e ho visto facce di visitatori stanchi ma sorridenti, seduti per terra in file sterminate per strappare un selfie o un autografo dell’autore preferito, appassionati della pagina scritta in piedi a formare serpentoni di decine di metri per ascoltare poche parole dell’amato scrittore. E tutti quei momenti non andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di ritornare».

In sintesi, adattando per l’occasione il celebre monologo tratto da “Blade Runner” di Ridley Scott, è questa la visione dei cinque giorni (dal 9 al 14 maggio) di immersione totale al Salone Internazionale del Libro di Torino. Cinque intensi giorni in overdose letteraria: un’esperienza imprescindibile, unica e fantastica, per chi ama i libri e la lettura.

Analizziamo i dati: un lieve incremento dei visitatori (quasi 2 mila in più), un calo delle vendite da parte delle piccole e medie Case Editrici, dovuto al ritorno in pompa magna delle grandi che invece hanno tutte, ad eccezione della Sellerio, registrato incassi in positivo. Questo significa che i lettori si orientano quasi sempre sui titoli delle grandi Case Editrici che probabilmente riescono a spingere i loro autori grazie a pubblicità martellanti. Insomma quando c’è il gatto i topi hanno poco da ballare. Ma tant’è.

Abbiamo assistito a lunghissime file per il firma-copie di Roberto Saviano, di Fabio Volo e di Zerocalcare; le sale colme all’inverosimile (si parla di oltre 90 mila presenze) per i vari incontri, tra tutti il divertente “a tu per tu” tra Diego Da Silva e Luciana Littizzetto, la lectio magistralis sulla nostra Costituzione di Corrado Augias, il confronto tra un mostro del cinema di casa, Bernardo Bertolucci, e la nuova scintillante leva, fresca di Oscar, Luca Guadagnino. Ma anche Piero Angela, Maurizio De Giovanni, Paolo Giordano e il neo Premio Strega Europa Fernando Aramburu.

Tirando le somme si ha l’impressione, sacchetti alle mani, che a frequentare il Salone ci siano molti più curiosi che lettori, ubriacati probabilmente dal numero impressionante di titoli esposti e offerti come frutta ad un enorme mercato ortofrutticolo; che spinge il curioso a vagare per ore indeciso, il lettore medio a rifugiarsi nei confortanti autori commerciali e quello forte a spulciare tra le piccole e indipendenti Case Editrici, che riescono spesso ad offrire le sorprese più interessanti. Ad ogni modo, viva i libri e viva la lettura!

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