È fenomeno “Rendella”: a Monopoli andare in biblioteca è pop

Bisognerebbe ribellarsi ogni tanto alla statistica. Soprattutto a quelle di fine anno che smorzano l’entusiasmo estemporaneo di trombette e cappellini. Eppure arrivano puntuali i bilanci che fanno la fortuna dei titoli dei quotidiani: “Italia, paese di anziani, single e… di intellettualoidi da testiera”. L’ultimo epiteto è opera mia perché sono abbastanza confusa. I giornali impietosi ci ricordano che anche quest’anno non abbiamo amato leggere. Eppure i social network sono il tripudio delle massime degne dell’opinionista più eclettico, o delle copertine dei libri che posano photoshoppate. In attesa di qualche tuttologo del web  in grado di fare chiarezza su questo paradosso divertente, ho fatto però un incontro che mi ha ridato fiducia nell’umanità.
Marianna Giannuzzi mi aspettava all’ingresso della nuova “Rendella” di Monopoli, inaugurata lo scorso 11 novembre 2017. La biblioteca civica in città è stata istituita nel 1954 per forte volontà del senatore Luigi Russo, inaugurata da Aldo Moro nel 1956 e aperta definitivamente al pubblico nel 1965. Questa precisazione non è nozionismo, ma permette una riflessione interessante: la “Rendella” è una istituzione culturale giovane e, nonostante l’arresto forzato degli ultimi dodici anni, ha saputo lavorare alla sua rivoluzione senza risparmiarsi. Marianna è la presidente dell’associazione “Amici della Rendella”, un gruppo di ragazzi che ha alzato gli occhi con la sfrontatezza di chi vuole cambiare le cose.
Dall’altra parte non mulini a vento o tentativi per coccolare la propria vanità, ma un team tecnico motivato dalla stessa “ossessione” di riaprire un luogo di crescita pubblica e di sdoganare i luoghi comuni che ci tengono lontani dalle biblioteche. È necessario attraversarle, non girarne alla larga.
Antonella Agnoli, consulente biblitecaria e Assessore alla Cultura di Lecce, ha portato a Monopoli proprio l’idea di frequentare la “piazza del sapere”, vincendo le riserve di chi considera i libri ormai superati o adatti a chi ha tempo da perdere.

La “Rendella”, dal nome di Prospero Rendella noto eclettico e benefattore monopolitano, apre le sue finestre sull’Adriatico e si affaccia in Piazza Garibaldi, diventando un esempio di Nord Europa di adozione mediterranea: il suo stile è infatti essenziale, ma attento ai dettagli. Le poltrone sono colorate e avvolgenti, al punto da sembrare la metafora della mission della biblioteca; gli scaffali sono mobili e occupano il centro, non si ergono maestosi tanto da sembrare inaccessibili; le sale studio e da co-working sono piene di ragazzi in attività, una visione davvero incoraggiante; il servizio di prenotazione dei libri è all’avanguardia e le bibliotecarie sono preparate (non pensiate che questo sia scontato!).
I libri della “Rendella” sono la vera chicca e faccio questa affermazione senza il timore di essere considerata banale. Dopo averla visitata sarà naturale fare la tessera per i prestiti, perché c’è una selezione eterogenea e sempre attenta alle nuove uscite. I volumi per bambini, quelli utili a coltivare un hobby, i libri tecnici e settoriali, la meravigliosa sezione dedicata ai fumetti sono una anticamera per saggiare che tipo di lettori siamo, perché per i più audaci è consigliata la sezione dei libri antichi che conserva un patrimonio di cinquecentine  e di patrimonio storico locale rari. E per i più romantici è riservato anche un posticino dove potersi innamorare, così come ha sorprendentemente “imposto” la Agnoli. D’altronde gli amori nati tra le idee e i libri sono i più saldi, chissà che la statistica non lo confermi prima o poi.
Marianna, il mio Virgilio in questo tour , mentre presentava i progetti de “Gli Amici della Rendella”, mi ha convinto ulteriormente della sfida che l’intera squadra della “Rendella” vince ogni giorno: rendere una biblioteca un luogo di persone, prima di tutto, di persone in fermento che adottano uno spazio della città e lo fanno crescere.
Per questo  apriamo il 2018 con la nuova “Rendella”, certi che anche altre città ne prenderanno esempio, ricordando ai bilanci di fine anno che ci interessano di più le storie belle, un po’ più umane e coraggiose.

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