Emanuela Papini racconta “Generazione Liga”: «Amore è la parola chiave»

Non è sempre vero che un cantautore rappresenti un’epoca, un pezzo di storia, ma è vero che possa diventare icona di un modo di pensare la vita. Luciano Ligabue, classe ’60, il rocker di Correggio, prima che icona è la colonna sonora di Generazione Liga (Einaudi), una raccolta di lettere e storie del suo pubblico (“il più bello di tutti”, cit.) curata dalla scrittrice Emanuela Papini. Libro che, è bene ricordarlo, ha fatto tappa anche oltreoceano e precisamente al Museo Italoamericano di San Francisco. Un mescolarsi di vita, un decamerone delle emozioni, spiegate attraverso le parole del poeta emiliano e che hanno due unici comuni denominatori: l’amore e la speranza. E se la seconda è conseguenza della prima, mai dimenticare che la prima è causa di tutto quello che, ma proprio tutto, ci circonda. Emanuela ce lo dice attraverso le sue parole: questa ragazza torinese che, fan numero uno di Luciano, ha saputo darmi – e darci – un motivo in più per continuare ad ascoltare quei soli (i migliori) tre accordi. Far parte di un pubblico speciale, raccontato nelle pagine di questa Generazione.

Emanuela, senza giri di parole, entro a gamba tesa: la Generazione Liga. Hai raccolto nel tuo libro i sogni, i dolori e le speranze di questi ragazzi. Mi chiedevo, in che modo può un cantante rappresentare un’epoca diciamo di almeno vent’anni?

«Io non so se Luciano Ligabue rappresenti un’epoca. Rappresenta certamente un modo di interpretare la vita. La Generazione Liga non identifica un periodo storico, un’epoca, in questo caso il termine “generazione” ha un’accezione trasversale da un punto di vista temporale e ingloba tutte quelle persone che si riconoscono nelle canzoni di Ligabue e nel messaggio che passa in quelle canzoni. Ci sono molti modi di interpretare la musica, il rock‘n’roll, la vita in definitiva. Lo si può fare pensando che tutto fa schifo, con un atteggiamento nichilistico nei confronti del mondo, dei valori, delle istituzioni (“dicono che devi proprio farti fuori se vuoi fare il rock in qualche modo” recita un pezzo di una canzone forse troppo difficile per essere compresa dai più) e molti sono proprio così e chiaramente si riconosceranno in chi canta quel modo di interpretare la vita.Credo da sempre, ed è il motivo che mi ha fatto scegliere lui fra tanti, che Ligabue canti esattamente la modalità opposta di affrontare la vita. L’amore che salva, la speranza, la fiducia, con consapevolezza. Voglio dire che è un atteggiamento che non prescinde dalla realtà, anzi. La realtà c’è (soprattutto nell’ultimo disco Made in Italy), le difficoltà ci sono, come la fatica e il disincanto. Ma la prospettiva deve essere positiva. Ci sarà, sempre, un’altra realtà. Perché… “come la vedi la vedi, ma è tutto in come la vedi”.E i protagonisti di Generazione Liga vivono le loro vite, difficili, dolorose, faticose, con quella speranza che le canzoni di Ligabue trasmettono.Quindi, come dicevo prima, più che rappresentare un’epoca, rappresenta un modo per provare e riuscire a starci bene, in questa epoca.»

Vent’anni sì, ma fino ad ora. Pare che il capo ne abbia ancora… no?

«Intanto mi permetto di sottolineare che sono ventisette. Era il 1990, io avevo vent’anni, lui portava un gilet muccato e io texani bianchi di coccodrillo (faccio outing). Non potevo non sceglierlo. Per quanto riguarda la tua domanda se ne abbia ancora, se mi baso su quello che “sento” in Made in Italy, ti dico che sì, credo che Ligabue di cose da dire ne abbia ancora un bel po’. Occorre saperlo ascoltare. Ho sempre pensato che le canzoni di Luciano abbiano un doppio livello di profondità e di conseguenza di pubblico. Un livello diciamo più facile e immediato per tutti e un livello più profondo a cui non tutti sanno arrivare. Ripeto, occorre saperlo ascoltare.»

Da queste pagine traspare l’amore per la musica, il cantante, il “poeta” come qualcuno l’ha definito. Che Generazione è allora quella di Luciano Ligabue?

«Quella che non molla mai. Quella che, come direbbe lui, tiene botta. Il pubblico di Luciano che ho raccontato è un pezzo di Italia che continua a crederci, che continua a sognare, nonostante tutto. Questo libro nasce dal mio desiderio di raccontare il rapporto di amore reciproco che ci lega, noi e Ligabue, quella che mi piace definire una “gara” a volersi dare sempre di più. Ma è diventato molto di più, è diventato il racconto corale di un pezzo d’Italia che valeva davvero la pena raccontare. Fatto di persone che magari soffrono e faticano ma lottano, credono e continuano a sognare. E il filo che lega queste persone è la musica di Ligabue, che spesso è quella scintilla che serveper trovare la forza, per risvegliarsi, per affrontare, per accettare, per non sentirsi soli. Ma anche “solo” per ballare, cantare o godere, come succede durante i concerti. Amore è la parola chiave di questa generazione.»

Ti sei cimentata in un’opera scritta, anche Ligabue lo ha fatto spesso. Le emozioni tradotte in versi, in parole, ognuna con la sua base preferita. Per esempio, la tua qual è e perché?

«Se mi chiedi qual è stata la mia base preferita per scrivere Generazione Liga, ovviamente ti rispondo le canzoni di Luciano. Alla fine del libro c’è la “Colonna sonora” e sono tutti i titoli delle canzoni di Ligabue che ho citato nel libro. Se invece mi chiedi qual è la colonna sonora della mia vita, ti rispondo come sopra. Luciano è la colonna sonora della mia vita. A quelle canzoni, oggi, aggiungo Made in Italy. Tutto. E se vuoi sapere la mia canzone, la mia canzone è da sempre, per sempre, Urlando contro il cielo (per essere precisa nella versione, registrata durante il Neverending tour, con l’intro al piano di Giò Marani).

Perché non saremo delle star ma siam noi.

Perché certe luci non puoi spegnerle.

Perché il patto è, sempre, stringerci di più.»

Nei suoi ultimi album, Luciano ha lanciato messaggi abbastanza chiari alla classe politica che ci governa. Ti addolora sapere che l’Italia è tra i paesi che investe meno in cultura rispetto al resto dell’Europa? Ti passo un dato: siamo terzultimi in Europa per investimenti in istruzione (Eurostat, riferiti al 2015). Te ne passo un altro, abbastanza fresco: un giovane su dieci è in una condizione di povertà assoluta. Povertà assoluta è quando non si riesce neppure a reperire il bene più necessario: il cibo. Emanuela, chi scrive, chi canta, chi manda messaggi al mondo, ha il compito di indignarsi. Per favore, indignati, dimmi cosa ne pensi.

«Credo sia impossibile non indignarsi, è necessario però fare. Agire.Non voglio fare un’analisi sociologica da bar, ma oggi i social consentono di esprimere le proprie opinioni, indignarsi, alzare la voce e tutto finisce lì e si pensa che sia sufficiente. I principali diritti che abbiamo acquisito, penso all’aborto, al divorzio, tanto per fare degli esempi, sono frutto di lotte dure e concrete. Sono una romantica, credo ancora nella ribellione come forma di dissenso. Poi però nel frattempo sono anche invecchiata e anche in me è subentrato un sentimento che non è rassegnazione ma comunque disincanto. Per questo mi ritrovo molto in Made in Italy. Per questo comprendo da dove nasce Riko (il protagonista dell’ultimo album e del nuovo film omonimo di Luciano Ligabue, ndr). Non credo che un personaggio pubblico debba necessariamente prendere posizioni. Facendo un discorso più generale, non tutti abbiamo le stesse modalità di indignarci, di reagire, di agire. Credo davvero “che ognuno si faccia il giro come riesce”. E anche un personaggio pubblico ne ha diritto. Detto questo, credo che Luciano abbia raccontato la delusione, la frustrazione, il disincanto di un uomo come tanti, oggi, in Italia. E lo ha fatto a modo suo. Non è la sua modalità quella delle canzoni di protesta tout court, nelle sue canzoni c’è il sentire, ci sono le emozioni, di chi vive eventualmente le difficoltà di un determinato periodo. In Made in Italy c’è tutto quello che succede oggi qui, ma è un tutto non semplicemente descritto o denunciato, è vissuto, con le emozioni, i sentimenti, la passione del protagonista. Di ognuno di noi, che è protagonista della propria vita. Per chi dà importanza ai sentimenti e alla profondità, questo è il valore aggiunto di Ligabue.»

So che lavori al Teatro Regio, a Torino. So che il Toro è la tua seconda passione dopo Luciano. Bene, adesso dimmi qual è la terza allora.

«Devo essere sincera, un’altra vera e profonda come quelle due lì non ce l’ho. Ma subito dopo, ti direi i libri, la Francia e le scarpe.»

Adesso immagina di essere a Campovolo. Hai diciamo centocinquantamila persone davanti a te, perchè Luciano ti ha invitata a salire sul palco. Hai due minuti, puoi mandare un messaggio a questa generazione.

«Se mi accompagnasse, canterei“Sono sempre i sogni a dare forma al mondo” (per fortuna si tratta di un’eventualità che non si verificherà mai!).»

Grazie Emanuela, è una bella generazione questa. Perché esiste una parte migliore. Grazie per avercela raccontata.

«Grazie a te per avermene dato la possibilità. Grazie a chi ha contribuito a rendere possibile questo libro, scrivendomi, raccontandosi e mettendosi a nudo. Perché, come dice Luciano, è rock chi ti urla in faccia i propri sentimenti, senza pudore. Noi siamo MOLTO ROCK!E lasciami dire ancora una volta grazie a Luciano, per aver realizzato anche quei sogni che non avevo il coraggio di sognare.»

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