Estrosità rigorose…

Anche per questo 2018 appena iniziato il mondo dell’editoria sfornerà fiumi di titoli, buoni e pessimi, da ricordare o da dimenticare. Le novità passano, i classici restano. Per sempre. Continuo a compulsare un titolo stampato di recente: “Estrosità rigorose di un consulente editoriale” di Giorgio Manganelli.  Sì, proprio lui, il padre delle “interviste impossibili”, perla della Radio Rai degli anni settanta, oggi riproposte in nuove salse cotte da giovani autori.   Manganelli non fu solo un semplice collaboratore per Einaudi, Garzanti e Adelphi, tralasciando una triste parentesi in Mondadori.

Traduttore, editor, giornalista, scrittore, le sue schede erano sintetiche, brucianti, ironiche, abrasive, caustiche. Senza mai abbandonare il gusto per la parola a volte barocca, il libro raccoglie centinaia di dispacci vergati a mano e spediti per posta ordinaria, dal 1961 al 1990. Risvolti, quarte di copertina, pareri sulle scelte editoriali, note critiche. Dal provocatorio “Lo trovo repellente. Pubblichiamolo!” fino a quei libri “che riconosco deglutibili, ma per i quali non ho simpatia né reattività”.  Manganelli, raffinato chiosatore, disordinato “perdicarte” aveva un’idea altissima del mestiere.  Fu un maestro rigoroso fino al limite del grigiore nel suo lavoro a volte anonimo, come una “talpa di redazione, seppur trattenuta”, come ebbe a definirlo Salvatore Nigro.

Tanti gli autori schedati, da Flann O’ Brien a Antony Burgess (“Clockwork Orange lo trovo interessante ma intraducibile se non da un genio”) passando da un giovane Vassalli a Gabriele Baldini etc etc. Le sue “schede”, rilette dopo cinquant’anni, obbligano a riflettere sull’evoluzione della letteratura, provocando perciò perenni quesiti: conta ancora la qualità di un’opera nella scelta di un editore? Fucine di idee o prodotti asserviti al sistema (pur rispettabile) del commercio? Ogni giudizio di Manganelli è come la scheda su un vino di Veronelli.  Puoi anche non averlo mai bevuto ma sai che il distillato letterario è tutto lì, purissimo, gustoso, scolpito come un epitaffio. Da leggere quindi in compagnia di un bicchiere di Bourgogne.  Avercene ancora di Manganelli. E pure di Veronelli.

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