Forse ho sognato troppo

Bacino della Senna e Parigi, Montréal, Los Angeles, Barcellona, Giacarta. Settembre 2019 (e autunno 1999, venti anni prima). Nathalie Nathy, minuta bella brunetta, chiacchierona e festaiola, occhi grigi con riflessi verdi (azzurri se si sente innamorata), ribelle ciuffo a scopino, ha quasi 53 anni e da trenta fa l’hostess di volo Air France nel mondo, quindici giorni ogni mese in perenne jet lag. Da 27 è sposata con Olivier, corpulento affascinante falegname silenzioso e affidabile che ha anche costruito la bella casa di legno in cui vivono a Port-Joie sulle rive del fiume; hanno due figlie, Laura 26enne infermiera con coniuge e due gemelli piccoli, Margot 18enne liceale conflittuale, tutti i suoi amati familiari punti fermi. Con la piccola Honda Jazz blu fa spesso i centoventi chilometri, avanti e indietro, che li separano dall’aeroporto di Roissy. Questa volta è pensierosa, stanno accadendo eventi strani e curiose coincidenze: in particolare, il calendario delle tratte del mese prevede tre successive destinazioni (Quebec, California, Indonesia) esattamente identiche a quelle toccate nel mese che le aveva cambiato la vita fra settembre e ottobre del 1999. Quel dì, prima di imbarcarsi per Montreal, al confine fra i Gate M ed N, le era capitato di sentire un esile affascinante ragazzo suonare la chitarra, berretto scozzese rosso, lunghi capelli ricci, viso raffinato, con amore reciproco a prima vista. Scoprì che era al marginale seguito dei Cure (gruppo ristretto e vero staff in business class), scambiando poi poche parole in volo, rivedendosi castamente in città senza riuscire a fare a meno di desiderarsi. Si chiama Ylian, poi per un mese si amarono e incontrarono di nascosto, non lo ha più rivisto, hanno stipulato un complicato contratto (pure di non cercarsi), ognuno per la sua strada. Fu la prima (e ultima) scappatella, mantiene pochi simbolici segni, nel cuore qualcosa di profondo conturbante indimenticabile. Improvvisamente ora tutto la riporta indietro nel tempo, forse c’è del male dietro casi e appuntamenti, qualcuno congiura alle sue spalle: lui stesso oppure amiche colleghe, altro personale di bordo, il marito, le figlie, o chi, come e perché?

Finalmente un romanzo d’amore, anzi il romanzo degli amori per il magnifico scrittore Michel Bussi (Louviers, 1965), professore universitario di Rouen (Normandia) e direttore di ricerca al Cnrs francese. In quattordici anni ha pubblicato tredici divertenti corpose avventure, oltre la metà delle quali ormai tradotte in italiano, tutte senza protagonisti seriali, ambientate in originali ecosistemi biodiversi e appartenenti al genere policier o giallo. Forse anche questo in parte lo è. Però, qui la cifra fondamentale è la travolgente passionale relazione amorosa, sessuale matrimoniale genitoriale amicale, anche se ovviamente non mancano tracce musicali, contorni noir, investigazioni dilettantesche, avventurosa epica, scientifica geografia, segreti degli affetti e colpi di scena, commedia e tragedia.  Come nelle altre occasioni, la trama è ben arzigogolata, la vicenda narrata da Nathalie in prima al presente sia nel 1999 che nel 2019, con brevi incursioni in terza su altri, l’amante, il marito, il produttore, la collega. La solida professionalità scientifica consente all’autore di fare campionari delle possibili coincidenze della vita, in relazione poi a contingenti libere scelte dei personaggi in un tourbillon di ossessioni ed emozioni. Staremo sognando troppo (da cui il titolo)? Il filo conduttore è una canzone, belle sentite parole che Ylie dedicò quel dì all’amata e al loro breve incontro, lentamente ne ricostruiamo il lungo testo. Il romanzo ha una dedica significativa, “alle vittime degli tsunami in Indonesia”: si siano essi svolti nel 1999, nel 2004, nel 2006, nel 2018, nel 2019, o in tutti questi anni e in altri ancora, gli eventi meteorologici estremi climatici e geomorfologici sono sconvolgimenti che segnano di continuo grandi popoli e innumerevoli vite individuali, si facciano o meno poi concerti celebrativi.

 

Forse ho sognato troppo

Michel Bussi

Trad. Alberto Bracci Testasecca (ed. fr. 2019, J’ai dû rêver trop fort)

Edizioni e/o Roma, 2019

Pag. 431 euro 17

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