Francesco Muzzopappa, “Heidi” (Fazi Editore)

Francesco Muzzopappa è in libreria dal 14 giugno scorso con Heidi edito da Fazi, la quarta uscita dopo Una posizione scomoda, Affari di Famiglia e Dente per Dente.
Le sue copertine non sono ruffiane o soltanto congeniali a una bella foto per il lancio sui social, ma sono il risultato di un progetto artistico che funge da anteprima allo stile di Muzzopappa, che utilizza l’intera palette dei colori con decisione, le sfumature infatti non si addicono alla sua scrittura netta e vivace. E il vero errore è considerare i suoi libri leggeri e di intrattenimento, perchè in Heidil’autore scrive con l’abilità di un sociologo che il lettore non percepisce, trascinato com’è dalla sua ironia arguta che lo rende un attento conoscitore della società spogliato però da quell’aura inamidata di chi sale in cattedra per dirci in quale direzione stiamo andando.

Muzzopappa sceglie infatti la strada pop della letteratura e ci racconta di Chiara, chiamata Heidi dal padre Massimo Lombroso, critico del Corriere della Sera oggi in pensione e affetto da demenza selettiva. Chiara è una trentacinquenne milanese single e irrisolta, lavora alla Videogramma come direttrice casting e, dopo l’arrivo del nuovo capo soprannominato lo Yeti, è costretta a pensare a nuovi format per la tv, pena il licenziamento immediato. Nel frattempo il padre, con cui non c’è mai stata una vera complicità, viene espulso dall’ospizio perchè diventato troppo pericoloso nei confronti degli altri ospiti. Inizia quindi la ricerca vitale di un badante: alla selezione si presentano donne anaffettive interessate soltanto alla paga oraria e poi finalmente Thomas, uno studente di Medicina proprietario di una trattoria di famiglia in centro.

Francesco Muzzopappa lavora su due piani: da una parte scrive della vita a mille all’ora di Milano, dove se non corri ingessato nell’abito da ufficio saltando la pausa pranzo, faresti meglio a cercarti un altro habitat perchè quello in cui si produce a ritmo di apertivi con lo Spritz non fa per te. Dall’altra però descrive le giornate di Chiara alla Videogramma scandite dalla selezione di talenti caserecci e assurdi da far esibire nei programmi trashdell’azienda, sotto la morsa dell’ultimatum dello Yeti.
Muzzopappa seziona la noia della nuova generazione e la riduce a questa dicotomia, ci fa guardare allo specchio e non si becca neppure la nostra antipatia perchè ci riesce con una scrittura che fa persino ridere in maniera sguaiata. E avevamo bisogno di questa spontaneità, sembra quasi che gli scrittori temano di far divertire per non declassare ciò che realizzano. Ma lo stile di Muzzopappa non rinuncia alla raffinatezza delle figure retoriche: le perifrasi e le sue similitudini sono una goduria, l’unica pecca che abbiamo riscontrato in Heidi è il ritmo un po’ rallentato di alcune descrizioni, che si perdona però facilmente vista la facilità con cui ci si affeziona alla storia e all’ironia buona e giusta dell’autore.
Siamo noi i fruitori dei programmi spazzatura ideata alla Videogramma, gli stessi sempre di corsa che simulano atteggiamenti da stacanovisti snob di giorno, e di sera guardano in tv “Malattie Imbarazzanti“, “Il Castello delle cerimonie” e “Chi diavolo ho sposato“. E come un fedele episodio del cartone animato Heidi, anche questo romanzo non risparmia i colpi di scena, le avventure a cui l’autore dedica anche inedite cornici naturali come quella del lago, staccando un po’ dallo skyline milanese, e la citazione di classici grazie al passato da critico letterario del signor Lombroso, realizzando un vero esempio di metalibro.

Thomas rappresenta l’antidoto della narrazione, perchè con la sua risolutezza ridimensiona l’esasperazione e la finzione dei comportamenti stereotipati. Svelarvi il finale sarebbe da irresponsabili, ma è evidente che Muzzopappa vuole farci capire l’importanza di rallentare ogni tanto fermandosi agli incroci, e lo si deve persino sperare per capire chi siamo: dopotutto “quando dedichi al lavoro le energie destinate al tempo libero, il tuo tempo libero è una merda”.

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