Giazira Scritture

Nonostante la Puglia sia agli ultimi posti per numeri di lettori in Italia, nella nostra regione si registra un importante fermento nel mondo editoriale. Sono nate giovani realtà che fanno della qualità e della professionalità i propri cavalli di battaglia con l’obiettivo di scardinare una vecchia concezione di editoria e di aprirsi al mercato con libri accattivanti e curati in ogni dettaglio. Tra queste nuove realtà emergenti spicca Giazira Scritture, guidata da Cristiano Marti con cui abbiamo approfondito alcune questioni legate a tutto l’universo libro.

Come nasce Giazira Scritture?

Nel 2013, dopo una bellissima esperienza da giornalista nella redazione di Repubblica Bari, avevo fondato “Giazira”, un giornale di notizie finte. Insomma, fondato. Messa così sembra espressione di chi ha progettato per mesi il prodotto, fatto un businness plan e calcolato rischi e benefici dell’impresa, mentre a dire il vero mi sono tuffato in quest’avventura senza pensarci troppo, già stregato, però, da anni di letture del mio genere preferito: la satira. I racconti di Woody Allen, le lettere di Groucho Marx, Ambrose Bierce. Direi che il giornale lo avevo fondato per un’autoreferenziale voglia di emulare i miei idoli. Riesco a tirar fuori tre numeri per i quali mi travesto anche da agente commerciale (le notizie erano finte, ma le pubblicità del tutto vere) e proprio mentre in preparazione del quarto numero realizzo che la sola idea di alzarmi la mattina e mettermi in macchina per chiedere soldi mi provocava una clamorosa fitta allo stomaco, un’associazione di Mola di Bari mi contatta per propormi la pubblicazione di un libro per bambini, nato da un concorso nelle scuole del territorio. Ho detto di sì e a marzo 2014 è uscito il mio primo titolo. Per fortuna, però, a differenza del giornale di satira, la coincidenza di quattro anni fa è diventata un lavoro e un progetto di vita.

Qual è la sua linea editoriale?

Anche per questa risposta ho bisogno di attingere al di fuori del mondo dei libri. Oltre al mestiere di editore sono anche educatore per minori a rischio ed è stato questo aspetto della mia vita a portarmi inconsciamente verso una produzione di libri attenta alle tematiche sociali e alla narrazione del territorio. Da “Itinerari matematici in Puglia” (collana divulgazioni) a “Pietrino – avventure di un piccolo immigrato in terra di Puglia” (collana per bambini), sono diverse le declinazioni con le quali ho affrontato i temi dell’integrazione, dei diritti umani, della tutela del territorio, delle sue bellezze e tradizioni.

Tra le novità, quale titolo consiglieresti ai nostri lettori e perché?

Il libro che vorrei consigliare è sempre il prossimo in uscita. È un po’ come la nascita di un altro figlio. Nell’immediato tutte le tue attenzioni ed energie sono concentrate sulla nuova creatura che sta per nascere, ed è una gioia e un orgoglio che vuoi condividere con chiunque.

A quale dei tuoi libri pubblicati sei più legato?

Indubbiamente a “Itinerari matematici in Puglia”. È un libro che ho proposto di fare a Sandra Lucente. Lei all’inizio mi ha liquidato con un “non se ne parla nemmeno”. Poi si è messa a scrivere scherzando sul fatto che avremmo venduto quella decina di copie sufficiente a soddisfare la sua cerchia familiare. Infine, quando il libro era pronto, mi chiedeva terrorizzata se fossi davvero sicuro dell’investimento che stavo per fare. Oggi, a due anni dall’uscita e sette ristampe, Itinerariè diventato un caso nazionale che non sembra ancora volersi fermare.

Come può una piccola casa editrice contrastare il potere delle major?

La risposta è: rimanendo piccola. Intanto perché non so quanto siano effettivamente in salute i grandi marchi editoriali, e poi perché queste major, impegnate nelle loro lotte fra giganti, lasciano scoperte (in favore dei piccoli editori) fasce di mercato che a mio parere hanno enormi margini di crescita. Restando piccoli editori si ha ancora la possibilità di scommettere e impostare progetti editoriali originali per crescere anno dopo insieme ai propri lettori. E poi non si può non pensare al rapporto che il piccolo editore imposta con gli autori. Il lato umano di questo mestiere è fondamentale e penso che la vita di un libro sia un rapporto di coppia nel quale autore ed editore camminano fianco a fianco. Non credo al successo di un libro portato avanti solo dall’uno o dall’altro interessato. Anche perché, se fosse così, vorrebbe dire che uno dei due ha smesso di crederci. E la storia finisce.

Come è stata la tua esperienza al Salone del Libro?

È il mio secondo anno a Torino. Per me è un po’ presto per esprimermi in maniera consapevole su quanto accade in un’esperienza del genere. Per quanto mi riguarda in entrambi i casi è stata un’occasione irripetibile di conoscere realtà nuove, lettori curiosi e avviare progetti che sto portando avanti.

Hai degli editori di riferimento ai quali ti ispiri?

Più che di editori parlerei di titoli. Ogni casa editrice produce idee stimolanti per arricchire il tuo progetto. Mi piace guardare a qualsiasi latitudine, seppur oggettivamente limitata rispetto alle migliaia di titoli stampati mensilmente in Italia. Per questo nel mio lavoro credo che un aspetto importante sia rappresentato dal fiuto della coincidenza. Alcuni incontri li fai capitare. Altri avvengono perché è la tua biografia a portarti naturalmente in determinati posti o verso determinate persone.

Perché secondo te in Puglia si legge e poco e quali pensi possano essere dei modi per incrementare la lettura?

Intanto credo si debba parlare di una tendenza nazionale, più che soltanto pugliese. E qui entreremmo in un discorso di politiche culturali le cui conseguenze, da Roma in giù, sono sotto gli occhi di tutti. Ho la sensazione che in tema di Cultura la classe dirigente prenda i numeri allarmanti come un dato di fatto esistente da sempre, senza interrogarsi più di tanto su quali siano le strategie non tanto per far leggere di più (quello è un passo decisamente successivo), ma per trasmettere partecipazione, senso civico e amore per le storie del proprio Paese. Sono questi gli elementi che fanno scaturire in una persona la voglia di informarsi e quindi di leggere. Rispetto alla Puglia, comunque, penso che l’Associazione Pugliese Editori, grazie anche al dialogo con le istituzioni, stia mettendo in cantiere delle ottime idee per avvicinare la gente alla lettura.

Se non avessi fatto l’editore, cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Sarei stato contento uguale. Avrei continuato a fare l’educatore e a stare con i miei ragazzi. Certo mi sarebbe dispiaciuto non poter raccontare loro il mio mestiere di editore e sentirmi chiedere da loro, in merito a qualsiasi libro si parli: “Cristiano, ma questo lo hai fatto tu?”.

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