Giornalisti, vil razza dannata

Mah! Questo titolo è politically uncorrect (non chiedetemi di pronunciare questa locuzione mostruosa, alle medie mi fecero studiar francese).

In verità, i giornalisti, più che una razza, sono una sottospecie di lavoratori e certamente condannati all’inferno del precariato, ma sulla viltà possiamo dire che è un’accusa fake, anzi…

Perciò la definizione di Rigoletto rivolta ai cortigiani servirà unicamente come attacco ironico per descrivere un figura sociale che, in nome della libertà di stampa, non si sottrae al compito di portare una croce pesante. E dopo che vi sarete asciugati le lacrime, sappiate che:

I giornalisti iscritti all’Ordine nazionale dei giornalisti sono più di 100 mila (è urgente un trattato di non proliferazione professionale)

Quelli che hanno un contratto di lavoro vero, cioè con contributi e assistenza medica, sono circa 10 mila. Tutti gli altri temono ogni momento di invecchiare, ammalarsi o morire, perché senza un’assunzione, nessun parente se li riprenderà in casa.

I governanti magnanimi queste cose le sanno e nell’ultima legislatura hanno fatto molto per magnare; hanno aiutati gli editori, dando loro 420 milioni di euro, con i quali mandare in pensione i giornalisti che erano già pagati molto bene. Purtroppo nessun ministro lungimirante poteva prevedere che finanziando i prepensionamenti e non il lavoro, le condizioni dei redattori precari sarebbero peggiorate!

Attualmente i 2/3 dei giornalisti non sono dipendenti; 8 su 10 guadagnano meno di 10 mila euro all’anno; inoltre sono l’unica categoria in Italia senza l’equo compenso; perfino il pubblico ufficiale che commette concussione ha tariffe minime, eque e adeguate. Forse l’equo compenso non serve, perché una tariffa minima i nostri colleghi più fortunati ce l’hanno già, dato che vengono pagati 5 euro a pezzo. Ma il cielo è sempre più blu, anzi più nero.

Le redazioni sono svuotate, gli editori tagliano i compensi e miracolosamente i giornalisti scrivono di più per guadagnare lo stesso. I cronisti più coraggiosi, essendo invitati a cambiare mestiere, ricevono le “querele bavaglio”, cioè le richieste di risarcimento per diffamazione di milioni di euro. E se qualcuno insiste a voler far bene il mestiere, i mafiosi, che sono molto più pratici, impiegano le minacce di morte: 19 giornalisti italiani sono sotto scorta, costi quel che costi.

Dunque, la strada in avanti dei giornalisti richiede nuove chances di vita e di libertà. Il nuovo presidente dell’OdG Carlo Verna dice che nel lavoro ci sono troppe disuguaglianze. La prima riforma che ha annunciato sarà l’accesso alla professione: niente più tesserini di pubblicista in cambio di lavoro gratuito. “Senza reddito non c’è previdenza!” Chissà quante giovani vite di collaboratori saranno spezzate, se dovranno farsi pagare per lavorare!

Basta. Ci fermiamo qui. Non vogliamo incoraggiare tanti valorosi giovani a fare il nostro mestiere, perché siamo ancora troppi, ma i più volenterosi sappiamo che finalmente è stato firmato dalla FNSI un ottimo contratto per chi lavora nelle testate on line. Noi in questa redazione siamo felici. Nessuno firmerà mai un contratto Co.co.co. perché non vogliamo assomigliare alle galline che fanno le uova e, nonostante la crisi di vendite e pubblicità, siamo retribuiti adeguatamente. Dopodicché, gentili lettori, date un’occhiata alle facce della nostra redazione e mettete un like. I giornalisti si ammazzano di lavoro per avere l’onore della firma e qui dentro c’è gente che non è inferiore a nessuno.

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