“Indignazione”: un film da recuperare e un libro da leggere

Destino amaro quello di “Indignazione”, il bel film diretto nel 2016 da James Schamus (al suo esordio) e tratto dall’omonimo libro del maestro statunitense Philip Roth: in Italia, infatti, non ha trovato nessun distributore ed è uscito direttamente in dvd a novembre dello scorso anno. Eppure l’adattamento dal libro è stato sincero e accurato, e il film brilla per la sceneggiatura ricca di dialoghi memorabili, per i costumi e per le scenografie, impeccabili. Restando quasi del tutto fedele al messaggio che Roth ha voluto racchiudere nelle pagine del suo romanzo – pubblicato nel 2009 da Einaudi –, dal chiaro sapore autobiografico e nostalgico (Roth aveva 75 anni quando lo ha scritto).

Newark, 1951. Marcus Messner (interpretato da Logan Lerman) – voce narrante –, per sfuggire al destino che lo costringe a lavorare nella macelleria di famiglia con un padre troppo ansioso e ossessivo, si trasferisce in Ohio, al Winesburg College, diretto dall’ultraconservatore Decano Caudwell. Qui si farà notare per il suo essere studente brillante e controcorrente. Sempre qui conoscerà Olivia Hutton (la bella Sarah Gadon), dal passato torbido: i due cominciano una relazione che segnerà tragicamente il destino di entrambi. Una tragedia che Roth rivela quasi subito nel romanzo mentre Schamus utilizza come colpo di scena finale, pur seminandone tracce nell’incipit del film. Ma il senso non cambia assolutamente: una profonda riflessione sul tempo che non c’è più e sui ricordi. Libro e film sembrano fondersi e completarsi.

Eccovi un piccolo assaggio di quello che troverete nel libro o ascolterete nel film. Noi ve li consigliamo entrambi. «In quanto non credente, presumevo che nell’aldilà non esistesse orologio, corpo, cervello, anima, dio, ma solo un’assoluta decomposizione, senza forma, contorno o sostanza. Non sapevo che non solo l’aldilà non era privo di ricordi, ma che i ricordi sarebbero stati tutto. Non ho neppure idea se il mio ricordare si trascini da tre ore o da milioni di anni. Qui non è la memoria che cade nell’oblio, ma il tempo. E non c’è tregua, perché la vita ultraterrena è anche priva di sonno. A meno che sia tutto sonno, e il sogno di un passato per sempre perduto tenga per sempre compagnia al defunto. Ma sogno o non sogno, qui non c’è altro a cui pensare se non la vita trascorsa».

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