La casa della domenica

Traduco l’urgenza dei problemi in serenità di parole; le scrivo di getto come se fossero arcobaleno dopo pioggia invernale o maestrale che spazza il favonio.

Come quando il cuore affetta la vita e scopre le sue fasi opponendosi al gelo e alle intemperie per crescere più forte e allargare le narici alla bellezza.

La vita accade, tanta vita accade fra le pagine di un bellissimo romanzo “La casa della domenica” pubblicato da Les Flâneurs Edizioni e scritto da una eccellente Teresa Antonacci, donna e scrittrice di passione.

Fra le metamorfosi del tempo e gli affanni della quotidianità gli orologi della vita scoppiano di sentimenti e non c’è nulla che possa contenerli o frenarli, dettando nuovi sogni e nuovi bisogni.

Se la scrittura è la chiave dei pensieri rubati al frastuono, se la domenica è il giorno per uscire dall’anonimato e osservare altre facce o per confondersi a Milano nei mercatini rionali, Silvia, la protagonista, rannicchiata o irrequieta, fra un’inspirazione e un’espirazione, di fronte a un cielo prepotente, non può che seguire il flusso conscio e inconscio dei pensieri.

Poi qualcosa rovescia ogni certezza e la memoria diventa un mostro a mille teste pronto a richiamare alla mente situazioni di vita assopite.

Cosa fa godere e cosa è inaspettatamente crudele?

È la notte il capitombolo degli affetti. Un codice rosso, un intervento complesso, un incontro inevitabile fra Pier e Silvia e la passione riesplode come aria soffiata d’un tratto per non essere posseduta.

Nella tempesta delle emozioni le cause vanno aggirate, ma le conseguenze restituiscono sensi di colpa e istinti.

Non è a volte l’amore il tempo di un solo istante?

Sprazzi di nitidezza e sparute immagini si alternano e, se l’abbozzo di un sorriso o un fuggevole sguardo d’intesa lasciano una strana sensazione addosso, è il senso dell’attesa a far intravedere un barlume di luce.

L’autrice con grande cura e attenzione riesce a costruire l’anima dei personaggi che balza fra le righe viva e accattivante in un gioco costante di ricerca di emozioni con il cuore in corsa.

Quando in amore ci si rincorre, quando si bevono le parole e ne resta il profumo, quando il destino trova la sua strada, spogliando i giorni di calcoli e supposizioni, non è sbagliato seguire ciò cui è impossibile resistere.

Il dubbio assale, l’angoscia sale in gola e Sergio è una variabile da riconsiderare perché la vita non è mai troppo liscia né scontata, perché in amore non ci possono essere trattative o compromessi, perché ad ogni bivio corrisponde esattamente il potere di un nuovo incontro.

Allora le ombre disperdono i loro contorni, i mattini hanno colori più precisi e le braccia sono come ali disposte a sorvolare il deserto per non morire, per non crollare.

Troppe coincidenze non convincono e sul palmo della mano i sogni cancellano i rimpianti.

Silvia e Pier giocano a salvarsi, a riempirsi, a riavviare il cuore senza trucchi, ché non si può ingabbiare l’umanità che tracima di desiderio.

Allora sull’uscio di una porta non resta che riconoscere il rumore della felicità in uno scatto che faccia da ponte fra parole e fatti.

Il fermo immagine è un istante che valga una vita intera. Cuore e anima!

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