La non-recensione di Versi randagi di Alessandro Cannavale con disegni di Miriam Piro

Un libro si accompagna alle sue presentazioni, al suo prequel, al conoscere in varie forme l’autore, ma alla fine è il libro che devi gustare. Così dovevo leggere Versi randagi facendo finta di non conoscere Alessandro giornalista, ricercatore e chiacchierone di qualche caffè e vari post. Avevo visto i prequel di poesie e immagini su FB e pure una presentazione. Tutto da dimenticare per poter girovagare tra le pagine da sola come i randagi. Allora ho fatto un gesto che per i libri è un po’ l’analogo dello spettinare i capelli: l’ho sfogliato al contrario, come se fosse un libro giapponese. La prima emozione è emersa lì. Facendo scorrere dalla fine rapidamente le pagine, i disegni di Miriam Piro formano una danza che termina esattamente con il bellissimo volto rivolto in copertina. Appena spostato verso il bordo pagina, quel volto indica l’apertura del mondo poetico contenuto e custodito tra un disegno e l’altro.  Ho deciso di viaggiare nel testo esattamente come ha scelto Alessandro poeta. L’ordine delle poesie è il viaggio del randagio: cosa cerca? cosa trova? La natura prima di tutto. Nel gioco delle parole più frequenti c’è il vento, il fiore, il cielo, che diventano parole fragili del mondo umano: il ventaglio, il calice, il pane. Il randagio cosa possiede? Della casa la soglia, dell’orologio le lancette. Il randagio manca di una condizione, o meglio della condizione che pensava gli fosse assegnata, ma non manca della poesia e delle parole madre-padre-bambino. Queste poesie c’entrano in qualche modo con il crescere, con il generare, con il mondo. La parola mondo chiude ad esempio una bellissima lista del randagio a pagina 41. A pagina 47 sembra che un altro randagio detti una nuova lista. Qui e altrove le parole scientifiche danno accostamenti arditi in un paesaggio interiore fatto soprattutto di memoria. Sulla mia dedica c’è fatto riferimento alla non-poesia finale sulla circonferenza. Lì mi colpisce lo specchio, il 2-pigreco-erre viene spiegato prima occupandosi del raggio, poi del pigreco, e infine del numero due. Il lettore, le poesie e i disegni stanno così allo specchio. Le donne di Miriam guardano a volte il lettore, verificando che abbia capito che siamo tutti naufraghi e che tutti dobbiamo avere la forza di andare avanti. Quella forza risiede in elementi semplici, molecole indispensabili per comprendere il profondo segreto di chi è in rivolta: essere attesi dal proprio futuro invece che rincorrerlo.

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Sandra Lucente è ricercatrice di Analisi Matematica presso l’Università degli Studi di Bari. Divulgatrice scientifica scrive anche per Sapere, La Repubblica (Ed. Bari) e per il blog MAddMaths! Nel 2016 ha pubblicato Itinerari Matematici in Puglia per Giazira Scritture. 

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