“La sonate oubliée” di Christiana Moreau

Dal Belgio di oggi alla Venezia del XVIII secolo: “La sonate oubliée”, l’opera prima della scrittrice belga Christiana Moreau, crea un continuo e originale rimando tra queste due realtà. A fare da fil rouge è la musica del compositore Antonio Vivaldi, che avvicina – quasi in una sorta di comunione di sentire – i cuori di due fanciulle, Lionella e Ada, lontane nel tempo e nello spazio.

La protagonista del romanzo è Lionella, una violoncellista impegnata a preparare una competizione prestigiosa, per la quale non riesce a trovare il pezzo giusto. Le sembra che tutti i grandi brani della musica classica siano stati presentati infinite volte, talvolta abusati e violentati, certamente svuotati di senso. Come nelle fiabe, a sciogliere l’impedimento sarà un oggetto quasi magico: un vecchio cofanetto, che il suo amico Kevin ha acquistato in un mercatino dell’usato e che le farà conoscere “spiritualmente” Ada, giovane violoncellista vissuta trecento anni prima.

Christiana Moreau aspira a essere un’artista a tutto tondo: è pittrice, scultrice (molto belle sono le sue statue in argilla) e scrittrice. Vive a Seraing in provincia di Liegi, ma da anni frequenta corsi di lingua e cultura italiana, di cui confessa di essere una grande estimatrice. C’è tanto di lei e di queste passioni nel suo primo romanzo, che racchiude numerosi spunti interessanti. L’irrequietezza giovanile, la forza dell’amicizia e l’amore per l’arte si stagliano sulla cittadina di Seraing – che ci appare stanca, languida, in preda a un disagio sociale che la spegne sempre più –, per poi portarci di tanto in tanto in Italia, nel cuore della Venezia del XVIII secolo. Anch’essa, una realtà che a un primo sguardo può apparire affascinante e che pure si rivela estremamente crudele. Apprezzabile è anche lo stile dell’autrice: asciutto, semplice, che si lascia leggere tutto d’un fiato.

Il libro è stato pubblicato un anno fa con la casa editrice francese Préludes e in questi mesi è stato presentato tra Belgio e Francia. Chissà se avremo presto una traduzione in italiano! Magari anche con un ciclo di presentazioni a Venezia, città a cui in fondo l’autrice rende omaggio.

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