La supernottola di Minerva

I filosofi appaiono dopo che i fatti sono accaduti. E pensano, pensano, pensano. Qualche volta parlano, se li fanno parlare. E quando parlano troppo, spesso, li ammazzano. I filosofi non fanno previsioni, tirano le conclusioni. Perciò non servono a nessuno. Voi paghereste uno che vi dà un ambo secco su Roma o un altro che vi parla del caso?

Chi vi scrive compra i giornali, soprattutto i quotidiani, e li legge due-tre-quattro mesi dopo, trovando le notizie molto interessanti. In sostanza lascio maturare le notizie in disparte, come si fa con i cachi e quando le rileggo quelle notizie sono saporitissime, anzi significative, spesso eccezionali. Provate anche voi e vi sarà facile fare filosofia. Quasi quasi, vorrei una seconda vita per rileggere tutte le pagine che ho letto. Sono sicuro che diventerei un filosofo double face. Soprattutto una cosa evito fin che posso, buttare via i giornali; e quando sono costretto, provo un dolore indicibile. Perché buttare un giornale è come scrostare un monumento fatto da un artista.

Tutta questa premessa per giustificare che ho sotto mano un Domenicale del 2015 e cercando un tema per l’editoriale ho pensato di utilizzare il bellissimo articolo di Nicola Gardini che dice “Leggere fin dentro la parola” Non posso copiarlo tutto e forse non serve, ma qualche pensiero vi sarà utile. Perciò, farò un collage di alcuni pezzi, dando loro senso compiuto.

Leggere è un’arte, come scrivere una buona pagina… Molti credono di leggere ma spostano soltanto gli occhi…Alla fine avranno raccolto delle informazioni, che forse dimenticheranno molto presto, ma il loro cuore non sarà cambiato. Leggere non è muovere gli occhi da un segno all’altro, ma entrare nelle parole, in ogni parola, afferrarne la complessità che va in tutte le direzioni, su, giù, dietro e davanti e intorno. Ognuno è artista a suo modo. Ogni lettore prende quello che può e vuole. Una frase non è mai una. Non due vedono le stesse orbite, gli stessi intrecci, o scendono nelle stesse profondità. Nessuno sale, pur solo con lo sguardo, sul medesimo monte per la medesima strada. Il lettore artista la robaccia non la tollera…

Mi fermo qui. Ho tolto pezzi significativi col machete, ma non sono arrivato che a un terzo dell’articolo e non so far meglio. Finora, per me, saper leggere significava cogliere le differenze. Ma ho capito che è troppo poco rispetto ai tanti significati che ha contiene la lettura. Ultima cosa. Quando si fa giornalismo bisogna spiegare tutto, essere chiari il più possibile. La nottola è la civetta. Atene è piena di civette. La civetta era il sacro uccello di Athena, figlia prediletta di Zeus e dea della saggezza; fu venerata dai Romani col nome di Minerva.

La nottola di Minerva nel mio titolo è la metafora usata da Hegel in un libro famoso (e molto faticoso), nel quale è scritto: “La filosofia arriva sempre troppo tardi…La nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo”.

E ora vado a letto con un ‘Alias’ di sabato 26 luglio 2008.

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