La virgola

Mi sembra di vederle ovunque ormai: scivolare per strada, al supermercato, in fila alla posta, di notte le conto a centinaia al posto delle pecorelle per pigliare sonno. Sono ossessionata dalle virgole, questi minuscoli e impercettibili tratti d’inchiostro, più molesti delle zanzare nelle afose serate d’estate.

Quando si usano? Perché? Che senso hanno? Sono proprio necessarie?

Gli scriventi italiani non ci hanno capito granché in tanti anni di scuola dell’obbligo e allora le mettono sempre: tra soggetto e predicato, tra predicato e complemento oggetto, contemporaneamente prima e dopo il “ma” avversativo, dopo il pronome relativo “che” e via dicendo. Ma sì, abbondandis in abbondandum diceva il principe della risata. In posizione diametralmente opposta si trovano coloro che, per non correre il rischio d’incappare nell’errore, hanno abolito completamente la virgola dai propri scritti, insieme al punto, ai due punti, al punto virgola; tutti chiaramente seguaci di James Joyce e Virginia Woolf. Questi scriventi penseranno nelle loro testoline: “Sono segni così microscopici, chi mai si accorgerà della loro assenza?”. E così, talvolta, ci si ritrova a leggere decine e decine di righe tutto d’un fiato, senza poter mai prendere respiro, col rischio di finire in ospedale per ipossiemia…

Dunque, pur concordando sulla natura piuttosto “ballerina” della punteggiatura, il cui utilizzo è spesso dettato dal gusto di chi scrive, dallo stile adottato e dagli obiettivi che si vogliono ottenere, proviamo a definire due regole assolutamente vincolanti.  Ricordatevi di non usare MAI la virgola:

– tra soggetto e predicato: “Marco, mangia la mela”

– tra predicato e complemento oggetto: “Marco mangia, la mela”

In entrambi i casi la virgola è inopportuna, perché tutti gli elementi sono legati indissolubilmente. E chi siete voi per spezzare una così tanto piacevole armonia? Per questo reato grammaticale, vi meritate di essere condannati a una pena esemplare: recitare tutte le sere, prima di andare a letto e con le mani giunte, la “Prima lezione di grammatica” di Luca Serianni.

Bene, mentre sto concludendo questo testo, do uno sguardo furtivo al compito in classe di un ragazzino di seconda superiore e la tisana allo zenzero mi va di traverso. La punteggiatura è messa a casaccio e dopo il punto fermo non comincia mai il periodo con la maiuscola. Domani sarà torturato a dovere, con dieci difficili esercizi alla lavagna.

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