L’allegro Cimitero di Sapanta

Esorcizzare la morte con un sorriso? Si può. Accade a Sapanta, un antico e pittoresco villaggio risalente al 1373, immerso nei boschi secolari a nord della provincia di Maramures, in Romania. Arrivati qua, è d’obbligo ammirare una mostra d’arte perpetua (è il caso di dirlo) all’aperto: un cimitero (chiamato “Il Cimitero Allegro”) composto da circa 700 croci di legno scolpite e decorate. Il geniale ideatore fu un artigiano dalla vena artistica di nome Ion Stan Patras, che nel 1934 creò la prima di queste opere per la sua futura sepoltura (avvenuta nel 1977).

La caratteristica di queste creazioni è che sotto la croce con tetto a due acque è situato il pilastro su cui vi sono incisi degli epitaffi in versi; il testo è personalizzato per chi è in viaggio verso l’eternità, completato da scene raffiguranti la vita dei defunti. Su di esse si è quindi sbizzarrita tutta la creatività di Patras: oltre a vari tipi di croci, alcune chiuse in cerchi o in quadrati, esplodono coloratissimi (spesso su uno sfondo blu in ogni sua sfumatura) i motivi tipici dell’arte popolare del luogo, figure geometriche, l’albero della vita, la rosa solare, petali di fiori e cuoricini.

Quello che più colpisce però è l’umorismo che impregna i vari epitaffi; un’originale visione dell’artista sul mondo, sulla vita e sulla morte; il passaggio dell’aldilà trattato come uno scherzo. Indicativo il monito: «Pure voi verrete qui, voi che state guardando. Solo due metri quadri di terra mi son rimasti dalla vita dopo esser vissuto in questo mondo». L’umorismo è spesso accompagnato dalla mestizia per il destino di ognuno, come possiamo leggere su una tomba: «Morte cattiva di brutto nome da giovane mi hai portato via, mi hai sepolta prima del giusto momento».

Facendovi un giro scoprirete persone, ma anche vizi («Sono George Lupatoc, al lavoro e al ballo ero sempre presente con la bottiglia in mano», leggiamo su un’iscrizione), mestieri («Mi è piaciuto fare il taverniere e servire il vino a chi era troppo triste»), passioni, sentimenti («Durante la mia vita ho fatto costruire una casa con i servizi. Ma anche baciare la mia amorosa mi è molto piaciuto») e vanità. Come quella di un cattivissimo genero che ha fatto incidere: «Sotto questa croce giace la mia povera suocera. Voi amici che ci passate non la svegliate perché se lei tornasse di nuovo a casa, mi sgriderebbe. Ma io farò in modo che lei non ci torni». In saecula saeculorum, amen!

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