Luca Scarlini, “Teatri d’amore” (Edizioni Nottetempo)

Un trucco efficace per capire la caratura di un libro è andare subito alla seconda e terza di copertina, contando le righe dedicate alla sinossi e quelle scritte per l’autore: se le seconde sono dominanti allora lasciate perdere, l’autore non è convinto di ciò che ha scritto, e forse è anche vanitoso.
Docente dell’Accademia di Brera, performer e drammaturgo, eppure Luca Scarlini scrive di sè l’essenziale e lo stesso fa anche Alvise Bittente, l’artista visivo che ha illustrato “Teatri d’amore” edito Nottetempo.
Le aspettative del lettore che guarda la copertina di questo volume sono alte, ma al tempo stesso garanzia di trovarle pienamente soddisfatte alla sua ultima pagina. Raccontare Roma è il banco di prova di artisti e registi, sani prepotenti, che vogliono prendersi il proprio spazio, ed è complicato farcela senza percorrere strade già battute da altri.
Luca Scarlini parte invece da chi l’ha abitata, talvolta anche per poco tempo, tra Settecento e Novecento. Personaggi illustri che hanno venerato questa città e ne hanno fatto il teatro su cui andare in scena, detestandola persino, come succede nelle più vere storie d’amore.
L’autore individua quattordici categorie per descrivere le storie scelte: Animalisti, Arrovellati, Avanguardisti, Collezionisti, Complici, Filosofi, Fuggitivi, Infelici, Mistici, Mondani, Morituri, Simbiotici, Teatranti e Visionari.

In un tempo in cui è sufficiente un profilo social per essere giornalista, fotografo, artista e soprattutto opinionista, Luca Scarlini ci ricorda chi sono quelli veri con un’operazione quasi magica. La potenza di questo libro infatti è duplice. Da una parte si presenta come un “catalogo umano” messo a punto con rigore scientifico. Ogni sezione individuata infatti si apre con la descrizione da sociologo dell’autore : le storie sono raccontate senza prescindere dallo spazio e il tempo, dall’altra è una cronologia romantica di vite che si mostrano anche frivole o fallimentari. E poi i disegni di Alvise Bittente sono la cifra stilistica di questo libro, sottile ed elegante in quel tratto che non si risparmia mai, lasciando sempre all’inaspettato (talvolta amaro) il suo posto necessario. Scarlini demistifica i giganti internazionali della letteratura, dell’arte, del teatro, e sembra che dopo una chiacchierata davanti a un tè con loro sia stato capace di convincerli a rivelarsi ai lettori per ciò che sono, nudi dalla patina di paradigmi perfetti.

Noi leggiamo di Elsa Morante che ha parole buone per i suoi gatti (non a caso è inserita tra gli Animalisti),  mentre spiega ad Alberto Moravia che dovrebbero lasciarsi, perché la loro storia non corrisponde più a quello che hanno scritto e immaginato. Tra i Fuggitivi invece James Joyce dice alla sua Nora Barnacle che “Roma gli fa pensare a un uomo che si mantiene mostrando ai turisti il cadavere della nonna”. Poche pagine dopo, nella categoria Infelici l’autore inserisce soltanto la mastodontica Sibilla Aleramo, fragile nell’indugio del suo rapporto logorante con Francesco Monterosso (Franco Matacotta).
“Teatri d’amore” non è una lettura, ma una corsa per sapere di chi conosceremo i segreti nella pagina successiva, per sentirlo più vicino a noi. Scarlini fa una commistura di lettere e dialoghi, tanto che da questo libro si potrebbero ricavare testi di teatro efficaci. La mappa di Roma è servita: le sue vie sono indicate in maniera puntuale con tanto di numero civico, ma questa precisione racconta l’uomo e lo rende uno di famiglia.

Luca Scarlini – Disegni di Alvise Bittente
“Teatri d’amore”
Edizioni Nottetempo
Euro 17,00

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