Nuvola bagnata…

9 dicembre 2017. Sabato mattina piovoso. Inizia male, per me. Metro direzione Laurentina, discesa Eur Fermi. 500 metri sotto l’acqua e almeno altrettanti di coda all’aperto, senza riparo alcuno. Tutti i miei migliori auspici sulla giornata festaiola da trascorrere alla Fiera ‘Più Libri Più Liberi’ di Roma fugati dal tempo infausto e da una organizzazione che mi sembra faccia acqua anch’essa, come quella che piove dal cielo! Ma la Nuvola sognante di Fuksas rischiara il mio sguardo e quel sole scomparso arriva a riscaldarmi proprio mentre sono in fila a inzupparmi. Quel sole ha le sembianze di una famiglia diversa. Padre palesemente romano, madre diversamente giapponese: parla italiano ma la raffinata cadenza nipponica a 5 vocali e 26 consonanti prevale ancora, nonostante – mi dice, senza che io le abbia chiesto nulla – sia a Roma da vent’anni. Guarda teneramente i figli, un maschietto e una femminuccia, dodici anni in tutto. Occhi dolcissimi squisitamente a mandorla, sorriso furbetto tutto capitolino, parlantina forgiata ma ridicola, sia per le età della bocca da cui fuoriesce sia per l’evidente inflessione materna. Sono in coda tranquilli, i cappucci calati sulle teste – sono anche loro senza ombrello, come me –  in diligente attesa di arrivare al punto di partenza di una nuova coda (che, per dovere di cronaca, non sarà nemmeno l’ultima). Guardano la coda di gente, poi la struttura quasi eterea di ferro e cristallo che culmina nella nuvola. Al di là dei vetri si intravedono le scale mobili. La serpentina di formiche che entra direttamente in pancia al sogno. «Ma davvero ci sono un sacco di libri dentro quella nuvola?» chiede il bimbo al papà. Lo guardo inebetita. Mi sfugge un sorriso. «Ti piace leggere?» gli chiedo incerta. Lui mi guarda come se gli avessi detto chissà che assurdità. Mi risponde fin troppo educatamente. «Ma che domanda mi fa? Certo che mi piace leggere, altrimenti non sarei qui!». Mi sento molto stupida. Confusa e felice, come dice la canzone della Consoli. C’è speranza, tutto sommato. E ancora voglia di sognare.

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