Piccole grandi bugie

“Big little lies” (Piccole grandi bugie), prima di essere una miniserie – in 7 episodi – di successo trasmessa sulla HBO e creata da David E. Kelley, è l’apprezzato romanzo di Liane Moriarty pubblicato nel giugno 2014 da Penguin Publishing e tradotto nel 2017 per la Mondadori. La storia di Celeste, Jane e Madeline è stata trasposta in maniera abbastanza fedele per il piccolo schermo. Grazie a un cast stellare, cui per la seconda stagione si aggiungerà l’inimitabile Meryl Streep (che rarissime volte si è prestata alla televisione), la miniserie ha fatto meritatamente incetta di premi durante l’Award season.

La verità è che il racconto avrebbe facilmente potuto essere di una banalità disarmante. “Avrebbe potuto” perché in realtà tutto si rivela fuorché banale, ma andiamo per gradi. Consideriamo gli ingredienti principali: le protagoniste, tutte e tre mamme, si muovono in una classica cittadina della California. Jane (Shailene Woodley) è una mamma single e si trasferisce a Monterey con il piccolo Ziggy. Lì incontra la vulcanica Madeline (Reese Witherspoon regala un’ottima performance) e la bella Celeste (clamorosa Nicole Kidman) e ci stringe amicizia. Donne cui sembra non mancare nulla.

Fino a qui parrebbe che si siano semplicemente inanellati dei cliché: donne ricche (tranne Jane), belle e potenti. Ma, come recita la tagline, “A perfect life is a perfect lie” (“Una vita perfetta è una bugia perfetta”). Aggiungiamoci quindi un omicidio in cui, oltre all’espediente“whodunit”del giallo deduttivo in cui bisogna trovare l’assassino, non si conosce neppure la vittima. Seguendo quei piccoli grandi segreti come Hänsel e Gretel con le briciole di pane, la trama si evolve trattando temi quali la violenza domestica e lo stupro, la conflittualità fra genitori e figli, il bullismo.

Un’operazione francamente coraggiosa e ben riuscita grazie alla precisa presa di posizione da parte dell’autrice che usa ironia e dark humorper fare satira sociale pur mantenendo un ottimo equilibrio narrativo. La telecamera, dal canto suo, non si risparmia e non chiude pavidamente il suo occhio sulle scene di violenza e di sesso: le mette in mostra – ricorrendo spesso a una bella fotografia ricca di contrasti di luce – perché tutti ne possano cogliere intensità e rabbia. Perché lo schiaffo lascia il segno delle dita sulla faccia e il rumore diviene un ronzio incessante nelle orecchie.

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