Pietà per una povera invalida

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Gentilissima Maestra Bacchetta e redazione di ‘Les Flâneurs Magazine’,

sono l’acca, altrimenti conosciuta come la mutina, perché esisto ma non si sente. Da piccola assomiglio a una bimba paffuta e un po’ goffa, da grande a una scala che porta fino al cielo. Sono omertosa più degli scugnizzi della malavita: non vedo, non sento, ma soprattutto non parlo.  Per molto tempo ho svolto una funzione sociolinguistica importante, anche se incompresa: servivo a distinguere la “a” preposizione e la congiunzione disgiuntiva “o” dal verbo avere, servivo a far rappacificare i fidanzati con messaggi corretti come “ti ho amato da morire”, servivo a fare bella figura in messaggi complicatissimi come “ce l’hai tu l’ombrello”? Ma ora viviamo in una epoca di relativismo linguistico e, dopo l’apostrofo, sono il secondo essere più maltrattato al mondo. Sono odiata da grandi e bambini, perché nessuno capisce bene come e dove mettermi. Quante maledizioni di morte sento lanciare contro la mia persona da chi scrive! Ma ora il problema è stato definitivamente risolto: in una società in cui occorre fare economia su tutto e disperdere meno energie possibile, nessuno mi usa più (soprattutto sui social, ma anche nei compiti in classe, nei documenti ufficiali e così via), pertanto il caso è chiuso. Allora – mi chiedo e vi chiedo – che cosa ci sto a fare?

Quindi, voglio la pensione di invalidità, perché non sto bene. Sono depressa, prendo Operdepressdue volte al giorno, ma nessuno me lo riconosce e ormai sono allo stremo delle forze. Dopo uno sciopero della fame e della sete di due mesi, dopo essermi incatenata per una settimana davanti al cancello della sede nazionale INPS, non mi restava che rivolgermi a voi per sollevare un caso mediatico di livello internazionale. Voglio che della mia condizione si parli ovunque: sui giornali, nei talk show televisivi, da Barbara D’Urso, nei libri di linguistica, alla BBC. Scriverò anche al nuovo establishment della politica italiana per chiedere una riforma in mio favore, anche se il solo pensiero di avere gli intellettuali Salvini e Di Maio come paladini del mio disappunto… be’, fa già ridere da sé.

Ultimo dettaglio. La decisione di scrivere di questa lettera è maturata in me questa notte. Ieri sera, quando mentre tornavo a casa, sul muro di una stazioncina di provincia, ho letto: “La vita mi a dato un regalo bello come te, e io come lo stupido o perso anche questo”. Per la disperazione ho dato una capocciata al muro, 20 punti di sutura al Pronto Soccorso.

Vi prego, date voce al mio caso. Resto anche a disposizione per eventuali interviste nella lingua dei segni.

 

Cari saluti,

La vostra affezionatissima Mutina.

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