Pinocchio in Russia

I libri spesso portano con sé storie diverse, non solo quella scritta sulle loro pagine ma anche quella vissuta dal loro autore, quella attraversata durante la loro lettura/assimilazione, quella che rimane segreta fra le loro righe…  Un reporter di guerra tornato dal conflitto Ucraina-Russia di qualche anno fa, per avvalorare la tesi che “le cose italiane” in Russia sono sempre state molto apprezzate, mi parlò della favola “La chiave d’oro” scritta da Aleksej Tolstoj sulla base del nostro Pinocchio nazionale. Fiaba di cui aveva appreso l’esistenza da ragazzi locali.

Dopo anni di ricerca, siamo venuti in possesso del racconto tradotto in italiano da Luigi Garzone per “Stampa alternativa” (edizione 1992). Il titolo nell’originale russo è “La chiave d’oro” e uscì a puntate nel 1935 sulla rivista Pionerskaja pravda. Così come “Le avventure di Pinocchio” erano uscite a puntate sul Giornale dei bambini, dal 1881. Il protagonista è sempre un burattino di legno ma gli scopi educativi sono completamente differenti, e questo rende la lettura interessante malgrado si tratti di un personaggio con cui tutti, noi italiani , abbiamo avuto a che fare. Il burattino russo rimane un burattino (senza pretese umanistiche), ma si erge a capo di tutti i burattini, l’eroe che illumina la scena del teatro dove si muovono marionette che decidono autonomamente la propria storia e la parte da interpretare per il pubblico festante. Ai russi, Pinocchio era arrivato nel 1906 con la traduzione di Kamill Danini, tuttavia, non aveva riscosso successo. Aleksej Tolstoj scrive nella prefazione di aver sentito la storia da piccolo e di averla trasformata raccontandola a sua volta. Sappiamo però che è stato in Italia, negli anni ‘30, e prima ancora in esilio in Europa dove potrebbe essere venuto a conoscenza di Pinocchio come dei romanzi di fantascienza, genere che per primo ha introdotto in patria.

Non possiamo sapere se il buttino russo nacque come nuova traduzione o fu, fin dal principio, un rimaneggiamento originale certo fu accolto molto bene ed ancora i bambini raccontano di burattino e del teatro del Fulmine dove non ci sono padroni a decidere il copione. Potrei dire: Pinocchio alla riscossa, con la fata turchina che è diventata una bambolina, il paese dei balocchi che senza ipocrisia diventa il paese degli sciocchi e Geppetto che ritorna nei panni di papà Carlo… panni sudati considerando che, nel linguaggio comune, un lavoratore “stacanovista” è apostrofato come “papà Carlo”.

L’autore russo è stato insignito per tre volte col premio “Stalin” e l’ultima casa dove ha abitato a Mosca, è diventata sede museale appartenente al circuito del museo letterario statale. L’autore e i suoi intenti educativi giustificano il titolo nell’edizione italiana, “Il compagno Pinocchio”, speriamo che la forzatura sia solo nel titolo, magari la prossima edizione sarà più fedele ed accurata così che anche il bambino ribelle che era in noi possa ritornare alla ribalta.

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