Pronto, signor morto, posso parlarle?

Che sia velata o meno, Napoli resta una delle metropoli più affascinanti del mondo. Cultura e storia vanno a braccetto con folclore e criminalità. Una convivenza secolare che resta il vero mistero di questa meravigliosa città. Come misterioso è stato il ritrovamento di un singolare teschio dotato di orecchie. Sì, avete letto (sentito sarebbe stato perfetto…) bene.

Siamo nella Chiesa di Santa Luciella, ubicata in un vicolo a lei dedicato che taglia in perpendicolo via San Biagio dei Librai. Ci raccontano che l’edificio, un classico esempio di barocco napoletano che è conosciuto anche come chiesa dell’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione, San Gioacchino e San Carlo Borromeo dei Pipernieri (coloro che lavoravano il piperno, lo stesso materiale con cui è fatto il portale, tra l’altro), dopo l’ennesimo restauro alla fine del XIX secolo, sia rimasto chiuso al pubblico. Proprio qui, nell’ipogeo, è stato rinvenuto un cranio con protuberanze ossee che sembrano dei veri e propri padiglioni auricolari. Com’è possibile dato che tutto ciò che è composto di cartilagine a seguito del decesso si deteriora fino a sparire del tutto? E qui sta il mistero che, di conseguenza, diventa prima prodigio e poi leggenda.

Agli anziani napoletani piace pensare che quelle orecchie rappresentino il legame tra il regno dei morti e quello dei vivi. Ad esso si affidavano preghiere, accorate richieste e disperate speranze: possedendo delle orecchie quel teschio avrebbe potuto ascoltare e riferire meglio “a chi di dovere”. Esattamente in linea con l’antico rito delle “anime pezzentelle” (in quanto anonime e quindi di nessuno), che prevedeva l’adozione di uno dei tanti teschi – spesso di bambini – accumulati a causa della peste nell’ossario del cimitero delle Fontanelle, prendendosi letteralmente cura di esso, pulendolo e conservandolo in piccole casette, e persino affibbiandogli un nome, manco fosse uno di famiglia! Evidentemente questa “capuzzella” di Santa Luciella, possedendo le orecchie, era considerata particolarmente disponibile.

La scienza, da par suo, parla di mummificazione della carne. La pratica è ben nota, meno il motivo della scelta proprio delle orecchie. Gli studiosi, in verità, un possibile legame lo hanno trovato con un mosaico di Pompei, oggi conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, in cui sono raffigurati due scheletri con le protuberanze in direzione delle orecchie, che osservando gli altri oggetti che compaiono, sembrano impegnati in un rituale decisamente massonico.

Ma veniamo al lato triste della faccenda: questo meraviglioso edificio sta letteralmente crollando a pezzi e versa in condizioni disastrose. A tentare di salvarlo dall’oblio ci sta pensando “Respiriamo Arte” (che ha già riqualificato un altro tesoro del centro storico, la chiesa dell’Arte della Seta), un’associazione composta da giovani volontari, attraverso un progetto di crowdfunding, una raccolta fondi chiamata – nomen omen – “Chi ha orecchio intenda”. Già, e dove sono quelle delle istituzioni?

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