Somerset Maugham, un bastardo amato dal cinema

La sua biografa annota che era «violento come un tumore maligno». William Somerset Maugham è stato considerato uno degli uomini più malvagi e detestati della sua epoca. Nato nel 1874, morì nel 1965, ricco sfondato, divorato dall’Alzheimer e solo, manco a dirlo. Ma aveva il talento per la scrittura, poiché, per sua stessa ammissione: «In tutto il mondo ci sono storie meravigliose da scrivere. Basta avere le palle». E le sue erano d’acciaio, poiché dagli inizi del Novecento ebbe un successo smisurato, tanto da battere, nell’epoca dorata di Hollywood, persino Conan Doyle quanto a numero di film tratti dai suoi romanzi: ben 98 contro i 93 dell’autore di Sherlock Holmes.

La prima trasposizione è datata nientemeno che 1915; il film, muto, era firmato dal regista statunitense George Melford, s’intitolava “The explorer” ed era tratto dall’omonimo romanzo datato 1908. 3 i film tratti dal racconto breve intitolato “Pioggia”: il primo, sempre muto, è del 1928, “Tristana e la maschera” e vedeva protagonisti due muse della settima arte: Gloria Swanson e Lionel Barrymore; il secondo, datato 1932, con Joan Crawford e Walter Houston; il terzo, una versione quasi musical, è del 1958 e ha come protagonista Rita Hayworth.

5 i film tratti dal romanzo breve “La lettera” (1929): il primo è del 1929, il secondo è il celebre “Ombre malesi” del 1940 con Bette Davis, il terzo del 1969 e il quarto del 1982 entrambi film per la televisione, il quinto è del 1987, diretto da Kira Muratova dal titolo “Mutamenti del destino”.

3 i film invece tratti dal romanzo semi autobiografico “Schiavo d’amore” (pubblicato nel 1915): il primo, e forse più celebre, dal titolo omonimo, girato dal John Cromwell nel 1934 e sempre con la mitica Bette Davis; il secondo datato 1946 e il terzo 1964 con Kim Novak.

Da “Il velo dipinto”, superbo romanzo pubblicato nel 1925, furono tratte 3 versioni: la prima è del 1934 e vede come protagonista la divina Greta Garbo; la seconda, dal titolo “Il settimo peccato”, risale al 1957 e ha come protagonista Eleanor Parker; la terza, magnifica per ricostruzione scenografica e paesaggi, è datata 2006 ed ha come intensi protagonisti Naomi Watts e Edward Norton.

Persino due mostri sacri come George Cukor e Alfred Hitckock restarono affascinati dalla penna di Somerset, il primo dirigendo nel 1933 la commedia “Our Betters” (1923), il secondo, nel 1936, il film “Amore e mistero” con John Gieguld, tratto da “Ashenden o l’agente inglese” (1928). Senza dimenticare il bellissimo film “La diva Julia” tratto dall’omonimo romanzo diretto nel 2004 da István Szabó con la strepitosa Annette Benning (che per questo ruolo fece incetta di premi).

Chiudiamo con una curiosità cinefila: in “Seven”, pluripremiato capolavoro dark di David Fincher del 1995 con Brad Pitt e Kevin Spacey, il detective impersonato da Morgan Freeman si chiama proprio William Somerset. Degno omaggio in un film in cui a trionfare è il male.

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