La virgola

Mi sembra di vederle ovunque ormai: scivolare per strada, al supermercato, in fila alla posta, di notte le conto a centinaia al posto delle pecorelle per pigliare sonno. Sono ossessionata dalle virgole, questi minuscoli e impercettibili tratti d’inchiostro, più molesti delle zanzare nelle afose serate d’estate. Quando si usano? Perché? Che senso hanno? Sono proprio necessarie? Gli scriventi italiani non ci hanno capito granché in tanti anni di scuola dell’obbligo e allora le mettono sempre: tra soggetto e predicato, tra predicato e complemento oggetto, contemporaneamente prima e dopo il “ma”…

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Mongoloide, ebreo, handicappato…

Mezzo mese fa avevo invitato i lettori seriali di libri, giornali ecc. a rallentare la velocità e a pesare le parole maggiormente, perché esse hanno oltre il loro significato letterario, anche una sfuggente e misteriosa profondità filosofica. Ma il consiglio era incompleto; le parole non solo si vedono con gli occhi, si ascoltano anche con le orecchie e bisognerebbe fare molta attenzione a quel che si sente o, meglio, si dice ad alta voce, con una notevole superficialità. Insomma, senza farvi perder tempo vi racconto i fatti. Esco da casa…

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