L’anima e il contabile

C’è stato un tempo nel quale non riuscivo a distinguere un amico da un compagno di studi, oppure di giochi. Ero poco più che bambino e, in quanto tale, ero vittima di tutte quelle illusioni che mutuano la realtà in modo prepotente e indelebile. Ero solito invitare Jonathan, mio compagno di banco, a studiare a casa: ero straordinariamente deficitario nelle materie scientifiche, e lui poteva darmi una mano a recuperare le mie insufficienze. Nei pomeriggi invernali, mia madre era solita viziarci con abbondanti tazze di cioccolato caldo e biscotti secchi…

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