Tanti commissari, poca giustizia

Giovanni Rocca, Nino Fogliani, Salvo Montalbano, Luca Manara, Riccardo Venturi, Claudio Anastasi, Federico Vivaldi e Dario Maltese. Non se ne può più: sono anni che dal tubo catodico ci propinano ogni giorno un “Paladino della Giustizia”. Basta! E ve lo dice uno che ama il genere giallo e poliziesco: questo bombardamento psicologico tende solo a offuscare la verità vera, e cioè che il sistema giudiziario italiano fa acqua da tutte le parti, non funziona.

Risparmiandovi i vari e improbabili commissari e capitani (in compenso tenebrosi e sexy da morire), brigadieri, preti e professoresse con il pallino “dell’investigazione de’ noantri”, ci limiteremo a esaminare quelli che, nel bene o nel male, sono stati tratti da opere letterarie, a dimostrazione del fatto che tv e libri spesso se ne vano a braccetto, magari perdendo la strada. Almeno in Italia.

Cominciamo da Franco Soneri, capo della Squadra Mobile della questura di Ferrara, protagonista della serie andata in onda su Rai2 dal titolo “Nebbie e delitti”. Liberamente ispirata ai romanzi scritti da Valerio Varesi, la serie ha come protagonista Luca Barbareschi. Ebbene, se sulla carta il personaggio – stando alle dichiarazioni dello stesso autore – sarebbe dovuto essere «Un mix di malinconia e gastronomia, un tormentato buongustaio, introverso e amante a dismisura di tortelli», a noi è sembrato che la recitazione di Barbareschi si sia perduta nelle nebbie del titolo, e magari sia ancora lì, assieme all’attore, in qualche autogrill della bassa pianura a divorare i suoi amati tortelli.

Si continua con Marco Coliandro, ispettore di stanza nella polizia della dotta e grassa Bologna. Protagonista della fiction, sempre di Rai2, nata dalla penna di sua maestà Carlo “Blu notte” Lucarelli, nel suo romanzo “Falange armata”, è il bel Giampaolo Morelli, fisico atletico e faccia da eterno idiota, in bilico tra il disincanto e la coglionaggine. Persino Aldo Grasso ha scritto che «a volte il personaggio esagera in ironia», lasciando il dubbio nello spettatore se si tratti di una serie poliziesca o comica. Vedere per giudicare.

La scorsa stagione, infine, hanno esordito due nuove serie di successo. La prima, ancora una volta su Rai2, è stata tratta dai romanzi (superbi, tutti nessun escluso) di successo scritti da Antonio Manzini con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone. A portarlo sullo schermo è stato Marco Giallini, calatosi egregiamente nei panni scomodi, spesso cialtroni di Schiavone, confinato ad Aosta per comportamento non esemplare, lasciando intatta tutta l’umanità che trasuda dalle pagine di Manzini.

La seconda, andata in onda su Rai1 con ascolti da capogiro, è “I Bastardi di Pizzofalcone” tratta dai romanzi, anch’essi best seller, scritti altrettanto superbamente da Maurizio De Giovanni. Il protagonista è il commissario Giuseppe Lojacono, interpretato benissimo da Alessandro Gassman, a capo di una variegata squadra, tra PM, vicequestori, commissari e semplici agenti. Bella regia e ritmo narrativo ne fanno una serie godibilissima.

Entrambe sono quindi l’esempio che un buon testo letterario può diventare anche un ottimo prodotto televisivo, senza farci rimpiangere i vecchi ma irraggiungibili, classici.

È dal 1963, con il celeberrimo Tenente Sheridan interpretato da Ubaldo Lay (che strizzava l’occhio tanto al Marlowe di Chandler che al Nero Wolfe di Stout) che la televisione ha dato vita alle numerose pagine della letteratura di genere poliziesco. Una simbiosi che, evidentemente, risulta gradita al grande pubblico e che ha resistito fino ad oggi. Ripercorriamo di seguito le pagine migliori, segno tangibile che “una volta” si sapeva fare davvero la televisione.

Dal Commissario Maigret (vestito dall’inarrivabile Gino Cervi) al Maresciallo Gigi Arnauldi, interpretato da Turi Ferro prima e da Arnoldo Foà dopo, e tratto dai racconti di Mario Soldati.

Dal Nero Wolfe (vestito da un altro grande del teatro di casa nostra, Tino Buazzelli; resta lontano anni luce quello interpretato di recente da Pannofino nello scialbo remake) al Padre Brown, tratto dall’opera di Chesterton, con Renato Rascel.

Dall’anziano commissario Hans Barlache interpretato da Paolo Stoppa e tratto da Durrenmatt al sofisticato detective Philo Vance, creato dalla penna di Vab Dine e affidato ad un altro mostro sacro, Giorgio Albertazzi.

Dal Don Isidro Parodi (primo eroe negativo), interpretato da Fernando Ray e uscito dalla penna di Honorio Bustos Domecq, pseudonimo dietro il quale si celava niente di meno che il grande Jorge Luis Borge, all’ispettore Antonio Sarti (con Gianni Cavina a vestire i suoi panni) tratto, molto liberamente, dal personaggio creato da Loriano Machiavelli.

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