Woodstock 50 e il rischio del pasticcio totale

Daft Punk, Bruce Springsteen, Eminem, Ariana Grande, Coldplay, Phish, The Weeknd, Elton John, Bon Jovi, Pearl Jam, Foo Fighters, Pink, Santana, Zac Brown Band, Mumford & Sons, The Chainsmokers. Per ora si tratta di una lista ipotetica che sta circolando prepotentemente sul web, di artisti che potrebbero partecipare a Woodstock 50, senza effettive fondamenta ma alimentata dalle indiscrezioni della rete.

Pareri personali a parte, un cast così composto non farebbe giustizia alla portata straordinaria che un evento del genere meriterebbe; suddiviso essenzialmente in due gruppi, tra gloriosi rocker dai capelli brizzolati (Pearl Jam e Foo Fighters su tutti) alle novità virali del momento quali Ariana Grande (cresciuta tra Broadway e YouTube) e una lista di DJ la cui presenza, laddove confermata, rischierebbe di sembrare forzata rispetto a quella che dovrebbe essere l’identità del festival.

L’unica certezza è che se il cast di Woodstock 50, il cinquantesimo anniversario dallo storico festival musicale tenutosi nel 1969, dovesse essere così composto, non si può che dare buona ragione a scettici quali Carlos Santana e Roger Daltrey. Il chitarrista messicano si era esposto dichiarando su Billboard che non è affezionato alle nostalgie, e che bisogna in qualche modo guardare avanti verso ciò che accadrà nella musica nel 2019 e nel 2020; dal canto suo Roger Daltrey, leader degli Who e compagno di Santana al festival del secolo (tenutosi nei pressi di Woodstock e che quest’anno sarà riproposto a Watkins Glen, a 200 chilometri di distanza, sotto il nome Bethel Woods Music And Culture Festival) ha recentemente criticato l’operazione revival messa su dagli organizzatori, definendo il vero capolavoro di Woodstock lo spirito della gente che vi partecipó, ad oggi smarrito.

A ciò si aggiungono le perplessità intorno all’interessamento per l’organizzazione dell’evento di due colossi: Live Nation e la società multinazionale di comunicazione INVNT, oltre che la possibilità da parte dello storico organizzatore Michael Lang, della creazione di un festival parallelo da realizzare nella locazione originale.

Tra certezze (poche) e perplessità rispetto alla portata mediatica, sociale e commerciale dell’evento (molte) di sicuro i presupposti per rovinare il ricordo di Woodstock ci sono tutti.

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