“Meglio in nero”, l’inno in difesa del lavoro culturale di Calvosa e Zalles feat. Puccia

“Meglio in nero”, il singolo di Calvosa e Zalles feat. Puccia, è il manifesto in musica degli artisti in difesa dei lavoratori della cultura, dell’arte e dello spettacolo.

Dal 23 novembre è presente su tutte le piattaforme digitali ed è l’omaggio a tutti gli artisti  che in questi tempi difficili di pandemia non possono vivere della propria arte e di conseguenza non vedono garantito uno stipendio a fine mese alla propria famiglia.

Spesso ci si dimentica di quanto il settore artistico, in molti casi sottovalutato nel nostro Paese e considerato come solo divertimento per il pubblico, sia in realtà fonte di crescita culturale per le nuove generazioni e il frutto di lunghi anni di studio e di sacrificio, di passione e di talento.

Il lavoro artistico sempre più denigrato, nonostante sia fonte vitale, merita attenzione per il suo contributo alla crescita del nostro Paese, partendo dal valore della cultura, strumento di emancipazione e di indipendenza per l’essere umano.

Il singolo “Meglio in nero” nasce da un’idea del trombettista Emanuele Calvosa. Il testo del brano è stato scritto da Fabio Guido, in arte Zalles, e ha visto la partecipazione di Marco Perrone, conosciuto con il nome d’arte Puccia, storico componente del gruppo Après La Classe.

Il brano registrato in Calabria e nel Salento è la testimonianza di quanto la musica sia un ponte culturale che unisce diversi linguaggi e differenti suoni.

Il 9 novembre, per scelta di Calvosa e Zalles, il brano è stato messo in pre ordine su Itunes Store e Amazon, alla simbolica cifra di un euro per sottolineare il duro lavoro che c’è quando si compone e si scrive una canzone, si crea arte con una produzione che comporta costi e fatica.

Il brano si apre con un messaggio forte e chiaro sul lavoro culturale non riconosciuto come altri lavori sia dal punto di vista economico sia sociale come missione per stimolare la coscienza critica e il pensiero umano.

C’è, inoltre, l’invito a non restare indifferenti dinanzi al fermo del settore culturale “Meglio in nero, meglio in nero! Come i lavoratori del medioevo. Meglio in nero, meglio in nero! Stando a casa io m’avveleno”.

Ci si augura che in tempi non molto lontani si possa porre al centro del dibattito politico l’importanza dell’arte e della musica senza dimenticare che gli artisti hanno famiglia e bambini da mantenere e da crescere perché, come canta Puccia, “Ci nu fatica a quai nu mangia” (chi non lavora qua non mangia). Il cantante pone, quindi, in evidenza il diritto al lavoro richiamando il primo articolo della nostra Costituzione.

Il progetto nasce nel 2019 dall’incontro del trombettista calabrese, Emanuele Calvosa (un artista che vanta collaborazioni con Takabum Street band, Brunori Sas, Cesare Dell’Anna e Opa Cupa, Red Basica, Tekemaya e ha partecipato di recente con il suo collega Gabriele Blandini, alla manifestazione organizzata in difesa del lavoro della cultura e dello spettacolo che si è tenuta a Lecce il 31 ottobre 2020), con il chitarrista e bassista, Fabio il Zalles, leader della storica band Arbereshe “Spasulati”. Un binomio che mescola differenti linguaggi musicali fino a giungere alle più moderne sonorità reggae, rock, ska.

Al progetto hanno collaborato: Emanuele Calvosa, Fabio Zalles Guido, Marco Puccia Perrone, Giacinto Maiorca (drum), Alessandro Lombardi (guitar), Oscar De Caro (tuba), Gino Semeraro (guitar), Luigi Grande (keyboard), Alessandro La Neve (saxofone), Giuseppe Oliveto (trombone).

E come afferma Oscar Wilde: “Si può esistere senza arte, ma senza di essa non si può vivere”.

 

 

 

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